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- LA SORGENTE DEL SILENZIO -

"L'AMORE TRA UN UMANO E UN'ALIENA" Un Estratto dal Libro Storie Cosmiche

03/07/2019

 

L'AMORE TRA UN UMANO E UN'ALIENA.

Un amore che oggi sento quasi "incestuoso". Perchè in una vita parallela sono uno di loro. Sì, siamo della stessa famiglia. La mia altra famiglia. Emotivamente, psichicamente sono collegato a loro. In modo indissolubile. È un fatto Animico. È il mio Destino. Sono con loro. Sono con lei.

 

SONO CON TE! PERCHÉ TI AMO! Perchè sei Sangue del mio Sangue. Perchè sei Carne della mia Carne. Perchè sei Spirito del mio Spirito. E un giorno, forse, non molto lontano, ci riuniremo ancora. Fisicamente. Corpo su Corpo. Anima nell'Anima. Nell'intreccio tra due Spirali che diventano un'unica Spirale.

 

Un temporale. Una tempesta. Quando la miscela dei gas atmosferici diventa ionizzata. E l'aria ha quell'odore inconfondibile. Un sentore di qualcosa che sta per scatenarsi. Qualcosa di forte. Qualcosa di potente. Poi, negli orbitali esterni degli atomi dei gas atmosferici, gli elettroni con tutta la loro carica vengono strappati via. Il plasma carico di energia si scatena. E le scariche elettriche dei fulmini incendiano nuovamente il cielo. L'impeto della tempesta elettrica esplode con tutta la sua forza.

 

QUANTO TI AMO! Ci rincontriamo. Di nuovo. E ancora di nuovo. Complici. Fratelli. Per contribuire. Insieme. All'ibridazione. Alle modificazioni genetiche cosmiche. Per destabilizzare un sistema di schiavitù. Per scardinare, come due vecchi (forse di milioni di anni) hacker, le basi fondamentali spazio-temporali di un sistema, che ciclicamente deve morire per poi rinascere ad ottave frequenziali più alte.

 

Per creare delle crepe, delle crepe sempre più grandi nel sistema di controllo del pianeta Terra. Sabotando le correlazioni quantistiche tra quelle frequenze vibratorie chiamate particelle. Per modificare le coordinate spazio-temporali, che mantengono insieme l'illusione. Per aprire varchi e tunnel. Per poi sparire di nuovo nel Nulla. 

 

QUANTO TI AMO! Sì, ti Amo! Una sabotatrice come te. Sei una sabotatrice formidabile, quando entri in un sistema, agganciandoti alla fase d'onda portante, in un'azione rapidissima. Al servizio incondizionato del Cosmo. Diventi completamente impersonale. Diventi Completamente Vuota. Piena di Nulla. Piena di Silenzio.

 

Dentro le tue vene, come un'ineluttabile clessidra, scorre polvere. Polvere di Stelle. Polvere dei deserti siderali. Le tue labbra sottili sfiorano le mie labbra. Sento il tuo respiro. Lo sento vicino al mio. Sei viva nelle mie ossa. Nei miei capelli. Nell'onda della tua coda di cavallo con cui tieni raccolti i tuoi capelli. La tua fronte così alta. Con una piccola protuberanza in mezzo, sopra ai tuoi occhi. 

 

Sei scaltra, estremamente agile, veloce, leggera. Come il vento. E nello stesso fisicamente molto robusta. Perchè sei fatta di vento. Perchè sei fatta di pietra. Perchè sei fatta di sabbia. Perchè sei fatta di stelle. QUANTO TI AMO! Sei una delle migliori amazzoni che abbia mai incontrato. Sei talmente rapida nell'entrare nei sistemi psichici ed informatici, che un raggio di luce deve accelerare per starti al tuo fianco. 

 

Tu, sorella e amante. Tu, dal Nulla arrivi, senza preavviso e scivoli tra una dimensione e un'altra, tra un battito e l'altro del mio cuore. QUANTO TI AMO! Quanto ti Amo! Sei abile a scomparire nel Nulla. Le prime volte per me era come una morte. Poi ho imparato. Ho imparato dalla morte. Scompari da questo mondo chiamato Terra, senza lasciare la minima traccia. Dopo di che qui tu non sei mai esistita. Sei peggio di un fantasma. Almeno un fantasma lascia qualche traccia. Tu No! Forse addirittura un sogno è più consistente di te. Tu No. Riesci a rientrare nella non esistenza. Ti fai riassorbire dal Respiro Cosmico. E sei di nuovo milioni di anni, milioni di morti e rinascite, milioni di cicli di ascesi e cadute di civiltà lontano da qui. E come se ritornassi ibernata in un pensiero divino. Nel cuore più profondo del Cosmo, evaporata nella Totalità, nell'Eternità, nel Nulla.

 

E poi, improvvisamente, ritorni. Come se fossi stata ricreata per la prima volta. E questo mi travolge. Questo disintegra il mio pensiero umano. Perchè tutto questo è infinitamente più grande della mia capacità di capire. Ed è un invito a morire anch'io. Nell'orizzonte del tuo sguardo.

 

Sei formidabile! Sì, te lo riconosco. Ma ti sento sempre, sai? Vibri nel Silenzio. Tra una pausa e l'altra di ogni mio pensiero. Sei bella. Sei così bella! Ma all'inizio ti ho maledetto! Nella mia inconsapevolezza e limitatezza umana, ti ho maledetto! Non comprendevo. Spesso mi hai spaventato! All'inizio ti ho anche odiato! 

 

Ma ora, l'ineffabile forza che vibra nel tuo sguardo, mi ricongiunge ai mondi ancestrali da cui entrambi proveniamo. La Morte e uno spauracchio per coloro che non vivono ancora. Ma tu sei viva! Tu sei la Vita. E la tua fisica presenza mi eccita. Tanto! Il tuo Corpo. La tua Mente. Il tuo Spirito. E il tuo Sguardo così profondo. Un pozzo senza fine. Senza alcuna fine. 

 

QUANTO TI AMO! L'odore della tua pelle. Il tuo odore m'inebria come il vento salmastro degli oceani. Ogni volta che guardo i tuoi occhi il Fuoco, dalle radici della Terra ancestrale, divampa e sale attraverso il mio corpo sempre più in alto. In alto, lungo la mia schiena, passando per la mia pancia, e i brividi, sciami di brividi, come convulsioni di febbricitanti visioni, riaccendono la risalita verso le infinite stelle.

 

Il tuo sguardo mi rapisce, il tuo respiro divora gli spazi siderali. Lanciandomi nel Vuoto di numerose morti, milioni e milioni di anni, tra cicli di civiltà perdute, riemergendo dall'oblio del Silenzio senza fine. 

 

Mordo le tue labbra. Sì, ti mordo le tue sottili labbra. Quanto sei bella! Di una bellezza non umana. Nel Fuoco. Mentre tu mi scandagli la mente, entrando in un orgasmo di colori. Navighiamo in un luogo dove non esistiamo più. Tranne un unico respiro. Un unico battito.

 

Sangue del mio Sangue. Pelle della mia Pelle. Spirito del mio Spirito. Ti Amo! Quanto ti Amo. E brucio! Sì, brucio. Come una meteora che si tuffa nell'atmosfera di un mondo, incendiandosi. Senza mai aver saputo il tuo nome. Quanto insignificante diventa anche il mio. Senza un nome. Noi ci conosciamo da sempre. Sfidando i venti potenti e le forti maree della morte e della vita, per navigare insieme.

 

FIN LAGGIÙ, DOVE CADONO LE STELLE. FIN LAGGIÙ, DOVE RISORGONO LE ANIME. LAGGIÙ, FINO ALLA FINE DEL COSMO. 

 

Quanto ti amo! L'unione tra due specie. L'unione tra tante specie. L'unione tra sistemi stellari. Galassie. Infiniti Mondi. 

 

Nella mia memoria la prima volta che ti ho incontrato. Come posso non ricordare? Ti rendi conto che potevo morire? Come essere umano ho una psiche e un corpo fragile! Questo lo sapevi? Ma ora ringrazio te, la mia famiglia e ringrazio il Cosmo intero di tutto ciò che è accaduto. Attraverso di te sono morto di nuovo. E così ho potuto riaprire gli occhi. Altrimenti per quanto ancora avrei camminato dormiente sulla superficie di un mondo chiamato Terra, come un cadavere urlante di delirio, con gli occhi tumefatti ricoperti di fango? Ora ricordo. Quando ti ho incontrato.

 

È accaduto 30 anni fa. Allora ero studente universitario a Padova. Facoltà di Psicologia. La vicenda raccontata qui di seguito ha inizio nella casa dove vivevo insieme alla mia famiglia. Nella città di Ferrara. nell'anno 1988. Era un pomeriggio d'inverno. In quel momento ero solo in casa. Ero sobrio. Stavo sudiando dei libri di psicologia per preparare un esame universitario. Questo è ciò che accadde. 

 

Il testo seguente è un estratto dal libro Storie Cosmiche Sul Cammino delle Stelle:

 

" (...) Improvvisamente sono stato raggiunto da un punto di luce blu. Sono stato ipnotizzato da una potente forza sconosciuta e sono stato trascinato via, o meglio, fatto volare via, in mezzo a un vortice.

 

Una strana spirale di fumo bianco, che sembrava un grande canale cilindrico, mi ha aspirato via dalla stanza in cui mi trovavo. All’inizio non potevo muovermi, poi ho perso conoscenza. Quella spirale mi aveva trasportato lontano.

Molto lontano.

 

Mi sono svegliato, ancora sotto l’effetto ipnotico, in una grande e strana stanza, avvolta completamente da un involucro semitrasparente che sembrava una membrana di cristallo, viva, oscillante. Tutto emanava un suono sottile.

 

In quella struttura mi sono ritrovato con il corpo denudato e completamente immerso in un ambiente riempito da una sostanza fluida, simile all'aria, ma molto più densa e, per la sua vibrante luminosità, quasi fosforescente. In quel fluido luminoso potevo respirare con i miei polmoni un’aria che sentivo molto frizzante e profumata. In quel luogo assurdo all’inizio ero da solo.

 

Poi, improvvisamente, di fronte a me è apparsa, non so come e da dove era arrivata, una donna. Una donna strana, che non era di questo mondo.

 

Era nuda, anche lei. Aveva una pelle molto spessa, di colore verde molto chiaro, quasi biancastro. I suoi occhi erano penetranti, di colore azzurro chiarissimo. I suoi occhi erano di una profondità senza fine, come il cielo terso, con una forma molto allungata, inclinata all’esterno verso l’alto. In quegli occhi magnetici ci precipitavo dentro. Come il tunnel senza fondo che avevo appena attraversato. Il suo viso era ovale. Il naso era piccolissimo e schiacciato, le labbra quasi inesistenti, la bocca molto piccola, il collo lungo e possente.

 

La sua fronte era alta, con una protuberanza in mezzo, sopra gli occhi. Non aveva né sopracciglia né ciglia e nessuna peluria sulla superficie del corpo. L’attaccatura dei capelli era altissima, a metà della nuca. Da lì partivano i suoi lunghi capelli, raccolti in una coda di cavallo, del colore bruno delle pietre vulcaniche, così numerose nel suo mondo lontano. Immagini nitide del suo pianeta, che vedrò poco dopo nelle visioni da lei indotte nella mia mente. Il seno era piccolo. Tutto il suo corpo era estremamente robusto e forte.

 

Ma nonostante il suo aspetto fisico così possente, si muoveva in un modo leggero e con estrema agilità. Con un movimento quasi felino. Con lei ho avuto un incontro di Amore Sensuale. Non è stato un soltanto un rapporto fisico. È stato anche un coinvolgimento e una condivisione energetica profondissima, che ha contribuito a segnare per sempre la mia vita in questo mondo.

 

È stata così forte e sconvolgente questa esperienza, che nei quattro anni successivi a questo incontro, la mia vita si è fermata, completamente. Non sono più ritornato a essere la persona che ero prima. Una grande parte di me era morta. Spazzata via da un destino ineluttabile, voluto dal cosmo. L’universo non aveva bussato alla porta della mia stanza, in quel giorno d’inizio inverno. L’universo aveva sfondato la porta della mia stanza, per strapparmi via dalla mia vita. L’universo mi aveva portato via lontano, per seguire delle lezioni universitarie di psicologia della percezione di un livello diverso, che non erano mai state scritte sul libro di testo che in quel momento stavo studiando.

 

È stato come morire. O forse Sì, ero proprio morto. Per rinascere, dopo alcuni anni, completamente diverso. Con degli effetti che perdurano ancora adesso. Da quel momento lì, nonostante tutti gli anni di lavoro su me stesso, ho accettato che non mi sento più, almeno in parte, membro della famiglia umana. Non sento più il pianeta Terra come il mio unico mondo. Sento così tanta nostalgia di altri mondi, come se su quei mondi ci fosse la mia casa, che adesso mi manca così tanto. La mia famiglia, che adesso sento così lontana.

 

Da quel giorno, dall’incontro con quella strana donna, mi percepisco in modo assolutamente viscerale, ma anche animico, come in parte appartenente ad altre specie che vivono nel cosmo. Me ne accorgo dalle reazioni emotive, ingiustificabili dal punto di vista umano, che si scatenano dal mio profondo, quando sento parlare con pregiudizi negativi e pesanti di Esseri Cosmici, provenienti da altri pianeti e da altre dimensioni.

 

E’ come se offendessero gravemente e direttamente la mia famiglia, la mia compagna, i miei figli. I miei figli. Soprattutto i miei figli. Figli che non hanno vissuto mai qui, sul pianeta chiamato Terra.

 

“Non osate più toccare i miei bambini!” Mi arrivava una voce dal profondo. Dalla mia pancia. Da quel giorno, si è creato, o forse si è risvegliato, un legame fisico, un legame viscerale, un legame carnale, un legame emotivo, un legame psichico e un legame spirituale con quegli esseri. Come se, da quel lunghissimo, infinito, incredibile amplesso, da quell’unione di due mondi, da quell’abbraccio tra due dimensioni, così diverse, in quel susseguirsi di gemiti umani e non umani, qualcosa sanciva l’unione tra questa dimensione e le altre dimensioni apparentemente invisibili, tra la sacra stella Sole e le sacre stelle di altre costellazioni, con i loro pianeti, con i popoli che le abitano.

 

In quell'amplesso segreto, avvenuto in un'unità vitale, situata a bordo di un veicolo galleggiante in uno spazio interdimensionale, in una specie di anticamera tra due mondi, io sono morto. Per poi rinascere altrove, in un altro corpo. Quella donna aveva addosso l’odore forte e profumato delle grandi dune di sabbia del suo mondo. Quella donna aveva sulla sua pelle e nelle fessure dei suoi occhi azzurrissimi, le albe e i tramonti incredibili del suo pianeta.

 

Quelle albe e quei tramonti. Quanto darei per rivederli ancora. Quelle albe e quei tramonti erano immersi in uno spaventoso e atavico silenzio. Così forti e intensi nei colori e nella luce, che non posso descrivere la loro immane bellezza. Specie quando le diverse bellissime lune sorgevano tra le montagne di nuda roccia, così belle, che una lacrima umana di commozione spargevo sulle distese infinite di deserti, dagli incredibili colori.

 

In un angolo solitario, tra le montagne di roccia e gli immensi deserti, rivedevo le bellezze di quei corpi nudi, che mi apparivano incredibilmente famigliari, di quelle donne che dall'aspetto sembravano delle guerriere amazzoni. Quanto le ho amate, quanto ho contemplato la loro bellezza, quando le vedevo immerse nelle acque, con i capelli sempre raccolti nelle code di cavallo, avvolte dai vapori caldi delle sorgive vulcaniche.

 

Eravamo sulla spiaggia del lago salato, al centro della depressione rocciosa di una delle tante valli profonde di questo pianeta, cinto dalle perle solari di una costellazione di grandi globi stellari. Loro si rilassavano in gruppo, dopo l'addestramento nella palestra a cielo aperto, cinta dai deserti di vento. Durante le abluzioni nelle acque calde, una di loro rimaneva sempre sulla riva, imbracciando uno stranissimo strumento a corda, con cui espandeva melodie, creando una musica che si allineava naturalmente con il sibilo del vento.

 

Sì, su questo pianeta soffiava sempre il vento. Era un sibilo infinito, che, con la sua musica, esprimeva la voce di un mondo antico, di un mondo lontano. Era la voce di un popolo. La voce del vento. Le parole dei suoi misteriosi deserti, delle montagne di roccia. La storia di una civiltà molto precedente a quella umana.

 

Nel nome dell’infinito, esiste una forma di preghiera, una sorta di ancestrale invocazione, un antico canto, conosciuto in tutto il cosmo. E’ una sacra invocazione di unione. Era conosciuta dalle nostre madri e dai nostri padri arcaici, dai nostri progenitori stellari. Un Invocazione per l'unione di tutte le figlie e di tutti i figli delle stelle, tra cui ci sono anche i figli della Terra, che siamo noi. Essa in realtà è un lungo suono che viene emesso espirando, mentre ci si trova in uno stato di coscienza molto particolare, mentre si contempla, con tutto il proprio cuore, tutta la volta del cielo stellato. Mentre siamo immersi nel silenzio delle stelle. E’ un canto, un dolcissimo canto, un canto che entra nel cuore, e si fa spazio in esso, tanto da diventare un vortice nel petto, che ci porta in alto, tra le stelle, tra i mondi. Tra la sublime meraviglia della Creazione. E' una forma di rituale cosmico e ancestrale, conosciuto da moltissime genti, provenienti da innumerevoli mondi.

 

Nella stanza dalle pareti di cristallo, lei era così alta ed era vestita soltanto con un collare di metalli rari e pietre lavorate finemente, provenienti dal suo mondo, che le cingevano il suo lungo e possente collo. Lei, che in quel lunghissimo momento si era impossessata totalmente della mia mente. Lei, che si faceva tramite e operatrice dell’ineluttabile e inevitabile destino, di un flusso cosmico che noi umani non possiamo nemmeno lontanamente pensare di gestire. Lei, era l’atto cosmico scritto nella pietra della mia lapide. Lei, era stata informata del mio primo vagito sulla Terra. Lei l’aveva ascoltato, a milioni di anni di distanza. Al di là di quelle membrane cosmiche, che separano la vita dalla morte. Lei aveva registrato la mia voce e aveva letto il mio codice genetico del DNA, quando ero ancora nel ventre di mia madre. Lei aveva ascoltato e misurato le vibrazioni armoniche del mio battito cardiaco, quando ancora ero un piccolo feto. E tutto questo era stato fatto nella distanza apparente del tempo e dello spazio, dall’altra parte di un intero universo.

 

Tutto questo era stato fatto e lei era stata addestrata per farlo, con maestria e con arte non umana. Lei così aveva agito, come milioni di altre donne e uomini, che abitano tra le stelle, nei confronti di milioni di esseri umani e di esseri non umani, qui sul pianeta Terra e su altri centinaia di migliaia di altri pianeti viventi. Lei l’aveva fatto. Lei aveva agito, con una quasi totale perfezione, nella sincronicità. Senza discussioni, senza filosofie, senza astrazioni religiose e spirituali. Per lei, il pensiero, la sensazione e il corpo, come un’unica e assoluta unità vibrante, in sincronia e congiunzione con il Cosmo, si traducevano immediatamente in azione. Un’azione totale e potente. Lei aveva agito.

 

Lei aveva contribuito, in una coordinazione sincronica e organizzata, con altri centinaia di migliaia di altri suoi simili, a una gigantesca rete di collaborazioni con moltissime altre specie di esseri, provenienti da altri pianeti, da altre stelle, da altre dimensioni. Aveva fatto ciò, rispondendo a un disegno incommensurabile. Disegno che per noi esseri umani risulta essere ancora in gran parte incomprensibile. Sì, certamente, in gran parte ancora per noi incomprensibile, se abbiamo la consapevolezza e soprattutto l’umiltà di essere realisti e vedere la nostra condizione umana e la nostra coscienza umana così com'è realmente, con sincerità, al livello in cui si trova in questo momento.

 

Malgrado tutte le nostre incredibili potenzialità, è proprio questo nostro livello di coscienza umano che sta mettendo ad alto rischio la nostra stessa sopravvivenza e, soprattutto, anche la vita di quel grande organismo vivente chiamato pianeta Terra. Questa situazione difficile, che stanno vivendo la specie umana e tutta la Terra, è ben visibile a tutto il Cosmo. Il Cosmo risponde a tutto questo con innumerevoli tipologie d’interventi, senza sostituirsi mai alla coscienza e alla responsabilità umana, ma operando con numerosissime e potenti stimolazioni. Lei ha compiuto la sua azione, così come era la prassi tra le genti delle stelle, incaricate a svolgere un determinato compito: l’interazione con i mondi periferici, come il pianeta chiamato Terra.

 

Un'interazione così intensa e profonda. In grado di influenzare la genetica, la coscienza, il sistema spirituale di un’intera specie vivente, come anche la nostra. Poiché la genetica, la coscienza e il sistema spirituale sono assolutamente correlati in modo indissolubile tra loro. E questo è un fatto assodato per l’alta conoscenza appartenente a specie intelligenti evolute che provengono da altre dimensioni. Loro agiscono senza sostituirsi alla coscienza degli esseri umani con cui si relazionano. Loro operano interagendo sottoforma d’ispirazione e stimolazione profonda, nella psiche, nel corpo, nel campo energetico e nel sentire spirituale umano.

 

Lei era lì. Lei era soltanto totale presenza. Lei era, in quel momento infinito, completamente spersonalizzata. Lei era lì con la sua presenza, in quell’istante, per predisposizione e per sua scelta animica ed elettiva, spogliata completamente d’identità, come soltanto loro con l’intento, il comando e l’azione riescono a fare. Lei era spersonalizzata, come il Nulla, come la Morte, come il flusso di un’enorme, gigantesca e possente Forza Cosmica, che impetuosa, irrefrenabile come il destino, incanalava nella sua fisica presenza. Sottile e potente come una luce laser quando il buio attraversa.Sospensione del pensiero. Il respiro si ferma. Il battito cardiaco fa una lunga pausa.

 

Poi, un’esplosione di stelle. Una fontana, che a spruzzi inondava tutto lo spazio con scintille di Assoluto. Lei, in quello stato di sospensione di ogni cosa, rappresentava la non esistenza, il non essere. La Totalità. Respiro. Pensiero. Respiro. Poi di nuovo tutto si ferma. Una pausa. Lunga, come la Morte.

 

Poi il respiro riprende. E ricadiamo nel fiume impetuoso di un flusso di luce accecante.Lei era come se fosse, nonostante la sua possente fisicità, talmente trasparente da farsi totalmente attraversare dalla pura essenza, dall’ultimo elemento. Come una cellula, come un'anonima cellula, tra milioni di cellule come lei, di un organismo vivente grande quanto il Cosmo. Lei era una cellula femmina, che predisponeva l’attesa di una cellula maschio. In uno stato di levitazione su un letto fatto di un fluido luminescente, caldo, frizzante, vitale.

 

Tutto ciò era quello che percepivo, che registravo, in uno stato di coscienza che non poteva più portare con sé l’identità umana di un nome. Non c’era più identità. C’era soltanto qualcosa che poteva registrare, testimoniare. C’era rimasto soltanto qualcosa che rimaneva presente. Tutto il resto era morto.

 

Il rapporto continuava, ma non aveva la fisicità dei movimenti come quando si fa l'amore sulla Terra. In alcuni momenti sentivo la penetrazione nel suo corpo, ma tutto era percepito come una fortissima vibrazione, sottile, spaventosamente energetica. In altri momenti mi sentivo scivolare in un tunnel enorme, che girava vorticoso senza fine, tra ombre colorate di nebulose enormi, sfere solari accecanti, immagini di altri mondi, memorie di visi che non erano umani.

 

Lei era una Viaggiatrice. Mi sentivo anch’io in un viaggio senza fine. Tra schizzi di luce e visioni di buio. Tra ondate sensuali di corpi fisici e sensazioni da brivido, sulla schiena e nella pancia, di mancanza assoluta di un qualcosa di materico. Tra colori purpurei di grandi dischi solari e correnti madreperlacee di visioni oniriche. Tra impulsi di luce bluastra e l’eco di suoni di voci lontanissime. Continue erano le visioni che si susseguivano. Erano fortissimi ologrammi, molti dei quali erano indotti da lei. Dalla sua enorme capacità psichica.

 

Erano una specie di spinte psichiche. Erano intensi impulsi, con cui lei correva, scivolava, si girava su se stessa e girava anche me, capovolgendo qualunque mio residuo punto di riferimento umano. Lei volava, come un torrente in piena, nella mia mente, trascinando con sé una miriade di sensazioni, immagini e informazioni latenti, che rimanevano a galleggiare sulle ondate della superficie in tempesta dell'oceano della coscienza.

 

Tempesta. Una sorta di uragano senza fine attraversava le valli e le montagne della mia mente. Mettendo a dura prova la sopravvivenza di qualunque pensiero. Soltanto la coscienza. La pura coscienza era ammessa in quel sensuale rito cosmico di accoppiamento. E il cuore. Sì, sentivo il cuore. Come se fosse un mondo spalancato per accogliere intere galassie. Meravigliose intere galassie. Non riuscivo più a distinguere qual era il mio cuore e qual era il suo. Ne percepivo uno solo. Un unico incredibile battito, caldo, liquido, forte, antico, immenso, ancestrale.

 

Forse lei aveva centinaia di anni. O forse migliaia. Era un’antica madre oppure una sorella lontana, dimenticata tra le nebulose dai colori più incredibili che possa avere il Cosmo.

 

Quanto la Amo. Quanto ti Amo. Anima della mia Anima. Carne della mia Carne. Sangue del mio Sangue. Sei Calda e sei Viva tra le mie Braccia. Mentre rivoli di Lacrime e Respiri Profondi portano il Seme al Centro della Spirale dell’Utero della Galassia. Dove il Buio delle Tenebre Ancestrali cerca il Solco emanato dal Suono del Verbo più Profondo. Per poi diventare Luce che inonda esplodendo dagli Occhi i Corpi Celesti. Figlie e figli del Tuono. Sorelle e fratelli del Fulmine. Guardiani delle Porte. Custodi del Silenzio così Grande, che noi umani erroneamente chiamiamo Morte.

 

Saliamo di nuovo lassù, sulla vetta dell’altissima montagna chiamata il Nulla. E da lassù guardiamo il panorama del Cosmo. È così bello che il respiro si ferma. Per rimanere lassù, per l’Eternità. La sua forza, oltre che fisica, era soprattutto psichica. Visioni che lei induceva nella mia mente, sotto forma di un fortissimo flusso elettrico che attraversava il corpo di lei e inevitabilmente anche il mio corpo.

 

Eravamo ancora avvolti dall’atmosfera fluida e brillante, in cui i nostri corpi nudi erano immersi, respirando ognuno l’ossigeno, adatto al proprio organismo. Noi, durante l’amplesso, eravamo immersi in quella sostanza accogliente, organica, quasi fossimo all’interno di una gigantesca placenta, ricolma di una sostanza liquida che ci nutriva.

 

Eravamo contenuti in un ambiente protetto da pareti cristalline oscillanti, all’interno dell’unità vitale di una grandissima struttura, che in quel momento fluttuava sospesa nello spazio cosmico interdimensionale. Lei non era più diversa da me. Non eravamo più soltanto uniti e intrecciati fisicamente. Stava accadendo qualcosa d’indescrivibile.

 

Lei era dentro di me. Lei era dentro la mia mente. Lei aveva dei segni, dei glifi misteriosi incisi sulla fronte, poco al di sopra della protuberanza fisica posta, per sua natura, appena sopra ai suoi occhi.

 

In quel flusso esasperante di fortissima energia che mi attraversava, le immagini diventavano sempre più nitide. (...) "

 

Il libro "Storie Cosmiche: Sul Cammino delle Stelle ovvero i Canti della Porta tra i Mondi" scritto da Roberto Mantovani insieme ad Anna Di Natale. Il libro è disponibile nella versione cartacea, in e-book e in PDF, su Amazon oppure in tutti i book store online.

 

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