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- LA SORGENTE DEL SILENZIO -

LA VIBRAZIONE DELLA PAROLA E IL SUO EFFETTO IN UNA SEDUTA DI LETTURA DELL’AURA

10/11/2019

Era uno dei tanti pomeriggi del seminario in cui, dopo la parte teorica della mattina, ci esercitavamo con lo scambio di una lettura tra noi compagni di corso, focalizzandoci magari sugli aspetti che avevamo approfondito durante la mattinata. Dopo il tempo dedicato alla percezione, a seguire, era prevista la fase di condivisione e come sempre iniziavo a sentir salire l’agitazione… temevo di sbagliare qualcosa; temevo che le informazioni percepite non fossero in armonia con quelle colte  dagli altri e risultasse che avevo intuito una cosa per un’altra... Temevo di non riuscire a portare a termine alcune parti… con il risultato che quando era il mio turno di parlare, ha iniziato a battermi il cuore, agitazione che ho comunicato all’insegnante.

La sua restituzione è stata che lui percepiva da parte mia una grande apertura di cuore e di amore e che è la nostra vibrazione che arriva alla persona che ci ascolta, non solo le nostre parole.

Questa frase, in quel momento, è stata per me come un balsamo, ma è stata anche una scintilla verso una consapevolezza di come avviene il processo energetico che si innesca durante la fase di condivisione,  puntando l’attenzione sulla vibrazione. Vibrazione emessa dalla persona stessa, oltre alla vibrazione delle sue parole e dell’importanza quindi da assegnare ad entrambi gli aspetti.  “L’intenzione dietro al suono è di un’importanza estrema. Può infatti essere importante quanto i suoni reali che sono creati”  (J. Goldman)

T. Tuis parla dell’influenza anche delle onde cerebrali del nostro pensiero: “Ciò che solitamente chiamiamo pensiero è, infine, una lunghezza d’onda elettromagnetica delle nostre cellule cerebrali che vibrano da 0,5 a oltre 40 cicli al secondo. Il cervello quindi è un generatore anche di infrarossi e suoni subliminali, dovuti al fatto che il loro volume è troppo basso per essere percepito consciamente. Il cervello, grazie alla scatola cranica che fa da cassa di risonanza, diviene uno strumento musicale subliminale che emette note in grado di influenzare, attraverso la stessa risonanza simpatetica con cui gli strumenti a corde si influenzano, il pensiero di altri raffinati strumenti biologici di percezione che chiamiamo cervelli.”[1] Attenzione quindi a mantenere, come ci hanno sottolineato durante il corso, una “postura meditativa” quando ci poniamo in lettura e nella fase di condivisione. Deve essere chiara la consapevolezza del processo energetico che si innesca, anche solo attraverso il proprio pensiero, tra due persone che si trovano una di fronte all’altra, anche automaticamente (come abbiamo constatato in un esercizio svolto a scuola durante il quale abbiamo osservato le dinamiche energetiche spontanee che si attivavano tra due persone poste in relazione).

Ho pensato poi alla vibrazione del nostro linguaggio e alla cura necessaria nella scelta delle parole che emettiamo durante la seduta di lettura dell’aura, oltre all’aspetto della vibrazione trasmessa da noi in quanto “energia”. Mi sono chiesta quanto la vibrazione delle parole che emettiamo nel relazionarci all’altro e il suono della nostra voce influenzi i processi che si attivano nella seduta. Ho iniziato il mio approfondimento leggendo di come R. Steiner parli del nostro linguaggio umano nella sua conferenza di Dornach del 2 dicembre 1922. “Quello che usiamo qui sulla terra è senz’altro adeguato alle condizioni terrene, perché il linguaggio è l’espressione dei nostri pensieri terreni.[…] Nell’esistenza pre-terrena l’uomo usa un linguaggio che non va dall’interno verso l’esterno, che segue l’espirazione, ma segue un’inspirazione spirituale che possiamo indicare con un’inspirazione adeguata ad un’esistenza pre-terrena. E’ una vita con il logos cosmico, è una vita nella parola cosmica, nel linguaggio cosmico dal quale le cose vengono create. […]Discendendo sulla terra perdiamo la vita nella parola cosmica e ci uniamo con tutto ciò che anzitutto serve ad esprimere i nostri pensieri, i pensieri terreni, che serve all’intelletto umano. […]Esaminando il linguaggio umano possiamo dire che in esso vi è qualcosa di essenziale della civiltà terrena.

Con il linguaggio gli uomini si incontrano sulla terra, ognuno trova la via verso l’altro. Le anime si uniscono tra loro. Sentiamo che nel linguaggio vi è qualcosa di essenziale sulla terra che è anche un riflesso terrestre nella vita del logos, della parola cosmica. […]Quando ci esprimiamo nel linguaggio e anche nel canto abbiamo una manifestazione di tutto il nostro organismo, di corpo, anima e spirito, verso l’esterno e anche verso noi stessi, verso l’interno. L’uomo è per così dire compreso  in tutto ciò che manifesta nel linguaggio e nei suoni. Come vi sia tutto il suo essere risulta quando lo si vede con precisione nei particolari, quando parla o canta.”[2]

Steiner, che aveva percezione di ciò che avviene sui piani sottili, ci rivela che “Il segreto del parlare risiede nel fatto che l’intero corpo eterico segue gli impulsi delle vocali e delle consonanti e di tutta la struttura delle frasi.  Quando parliamo, tutto quel che viene rappresentato in euritmia si rispecchia nei movimenti del corpo eterico. Parlando, i movimenti diffusi in tutto il corpo eterico si concentrano nel fisico mediante la laringe e gli organi ad essa adiacenti. Chi sia in grado di osservare il corpo eterico di chi sta parlando, percepisce quindi due volte il parlare: dai movimenti della laringe e degli organi adiacenti e dall’intero corpo eterico. […]Se osserviamo il linguaggio nel suo stato attuale, in cui cioè si è molto allontanato dal puro canto ed è disceso nell’elemento della prosa e dell’intelletto, abbiamo in sostanza nel linguaggio due elementi: le consonanti e le vocali. In tutto ciò che esprimiamo nel linguaggio vi sono insieme di elementi consonantici e vocalici. Quelli consonantici riguardano in effetti la nostra sottile struttura corporea. Pronunciando una B, o L, o una M, ci riferiamo a qualcosa che nel nostro corpo ha una forma determinata. Esse sono solo un culmine, perché quando emettiamo un suono musicale o del linguaggio, in effetti è coinvolto tutto il nostro organismo. In sostanza dunque seguendo nel linguaggio le consonanti e le vocali, in ogni manifestazione del linguaggio e della musica abbiamo un’esternazione umana.

Riferendosi al suono della voce umana Pitagora afferma che “La voce umana ha la stessa potenza incantatoria di quella degli uccelli. La voce è il primo mezzo a portata del bambino e dell’uomo che se ne servono istintivamente. […]La voce acquieta il bambino che piange e l’uomo che soffre,  ma anche può essere solo una forma di rumore. […]L’incantesimo nasce e si forma non appena la voce officia, modula coscientemente, modella il suo flusso in base alle forze dell’Invisibile. Una colorazione particolare rivela, più che lunghi discorsi, lo stato che ogni essere umano ha raggiunto. Il suono della voce agisce quindi su noi e  sull’altro in quanto vibrazione. Nel relazionarsi con l’altro nella seduta è importante prestare attenzione alle parole che  pronunciamo e anche al loro suono. “Quando pronunci qualcosa,  porti i tuoi pensieri direttamente fuori sul piano fisico, sotto forma di onde sonore, caricate dall’intenzione che sta dietro ad ogni parola pronunciata. Il suono è energia, quindi questa energia è attiva immediatamente sul piano fisico. Così facendo, crei energia rafforzata dall’intento sottostante. Questa energia  che trasmetti  parlando, in pratica sta già vibrando a livello fisico. […]Prima di poter offrire l’Amore, cercate di comprenderlo, di sentirlo, cercate di farlo vibrare nel vostro cuore, cercate di sentire la sua energia, la sua vibrazione, e poco a poco riconoscerete questa vibrazione e le darete sempre più corpo e vita.[3]

Come sottolinea S. Pettaro durante un suo intervento riportato in un articolo  “Ogni parola è una vibrazione che colpisce le cellule degli esseri viventi con cui entra in contatto, le quali agiscono secondo quella specifica informazione. Le Parole generano cambiamenti temporali, in quanto intrise di una Potente Energia, spesso sottovalutata. […]Noi esseri umani diamo così per scontata la capacità di comunicare attraverso la parola che sottovalutiamo il grande potere che esiste racchiuso in ogni parola che utilizziamo quotidianamente. […]Ogni parola ha come contenuto il significato che l’uomo le ha attribuito, ma la stessa parola contiene anche un’energia che le viene dal significante, cioè dalla qualità dei suoni che la compongono, una qualità specifica che dipende dalla natura stessa di quei suoni. […]Proprio per la loro caratteristica fisica alcuni suoni sono duri, come, ad esempio, tutti quelli che si ottengono attraverso un’esplosione di aria: P, B, T, D, K, G, altri sono più morbidi come L ed R, per non parlare delle vocali per pronunciare le quali c’è un’emissione continua di aria senza ostacoli. Pronunciare parole di significato positivo, con prevalenza di sonorità rotonde e morbide ha un effetto positivo prima di tutto su noi stessi, perché ci fa vibrare ad una frequenza più in armonia con l’essere umano, e poi sugli altri che con noi vengono in contatto e ci ascoltano. Le belle parole, quindi, così come i colori, costituiscono un utile strumento per innalzare la nostra energia vitale e quella dei nostri interlocutori.”[4]

Questo mi invita a scegliere con cura le parole, consapevole del loro effetto energetico. Nella pratica della lettura dell’aura credo che la comunicazione sia comunque facilitata dalla postura “intuitiva” che manteniamo dall’inizio alla fine della seduta. Essere in percezione, anche nella fase di condivisione , ci aiuta ad essere sempre in connessione con l’altra persona portandoci ad una cura spontanea e naturale nella scelta dei termini più indicati e a volte le parole possono anche arrivare quasi da sole. La reale potenza del linguaggio e le esperienze vissute in prima persona, mi chiedono di non dare nulla per scontato, anche per quello che riguarda il mio stato d’animo in quel momento, perché, come indica G. Boccaccio “La successione dei suoni emessi agisce anche sul sistema endocrino, in particolare l’ipofisi, che distribuisce segnali a tutte le ghiandole del corpo: i segnali sono positivi perché arrivano direttamente dal diaframma che, non essendo in tensione (come ad esempio può avvenire durante uno stato di paura), produce un suono armonico per il corpo, con un’energia capace di sciogliere l’emozione. Pronunciando le parole a voce alta ne rafforziamo l’effetto, perché avvolgiamo il nostro corpo nelle vibrazioni dei suoni che le compongono.[5]  Come afferma T. Tuis “Il suono è fondamentalmente una vibrazione che ha la capacità di modellare l’energia” per questo in fase di condivisione  si avvia  già un processo energetico di scambio tra noi e l’altra persona: dato poi che “ il suono può essere tradotto in colore, esso può essere visto come frequenza visibile che produce un colore nella radiazione bioletettrica del corpo (aura) che a sua volta influisce sulla condizione emotiva della persona e sul suo stato di salute.”[6]

Mi sono resa conto di questi aspetti specifici ed importanti della comunicazione  nei momenti di esercizio in cui sono stata io a ricevere la lettura. Sono stati sempre momenti di apprendimento preziosi perché, oltre agli elementi di lavoro su di me, mi facevano capire cosa volesse dire “ricevere” una lettura. Come ci avevano già sottolineato gli insegnanti del corso, ho compreso che la sfumatura data alle parole è molto importante, ma soprattutto ho compreso in prima persona  che chi riceve la lettura può avvertire il significato delle parole in modo diverso rispetto all’intento di chi le emette. Ogni persona che ascolta ha una sua sfumatura di senso che assegna alle parole  che può non essere la stessa pronunciata dall’operatore. Ho notato la capacità degli insegnanti di scegliere sempre con cura le parole, non solo a livello del vocabolo stesso, ma nel scegliere  la vibrazione giusta per la persona che la riceve. Scelgono la sua parola, la vibrazione adeguata per l’altro, come se fossero empaticamente l’altro in quel momento. Come accennavo, durante una lettura ricevuta, mi è capitato di rendermi conto di come uno stesso concetto, espresso con alcune parole, sia stato da me mal compreso per il significato simbolico che davo ad alcuni termini usati. Per il senso che, di quelle parole, avevo nel mio immaginario (diverso dall’immaginario dell’operatore che lo stava usando).  E’ stato quindi mal recepito, quasi rifiutato istintivamente. Non perché feriva o creava un attrito indesiderato, (so che questo tipo di sensazioni sono preziose opportunità per vedere quello che non si vuole o non si riesce a vedere di sé), ma perché creava in me una tristezza istintiva e una conseguente chiusura. Erano, senza volerlo, termini per me troppo forti e svilenti. L’ho vissuto in maniera inconsapevolmente un po’ aggressiva forse. Invece la comprensione è arrivata  quando lo stesso concetto è stato ripreso dall’insegnante con altri termini meno generici e più empatici. Termini che hanno creato una risonanza immediata e portato consapevolezza e luce per affrontare le difficoltà. Che differenza di efficacia! Ho trovato riscontro di questo anche nelle parole di S. Pettaro che afferma: “Quando pronunciamo delle parole, compiamo innanzitutto un atto fisico: emettiamo suoni che fanno vibrare prima il nostro corpo poi quello dei nostri interlocutori secondo determinate frequenze che sono legate all’aspetto emozionale, a-logico, non razionale. Di questo aspetto è importante rendersi conto, perché questo aspetto è fondamentale per ottenere una buona comunicazione.”[7]

Penso che accompagnare una persona con una lettura sia portarla sulla strada della consapevolezza con dolcezza. Ho sperimentato l’importanza del non avere fretta nella scelta delle parole per non portare in modo brusco verità che, anche se corrette, possono ancora non essere comprese. Negli esercizi durante i seminari,  apprendo molto perché ci viene comunicato cosa va modificato o modellato per far sì che l’operatore non vada “diritto per la sua strada” perdendo di vista l’altro, ma apprenda la delicatezza del muoversi a piccoli passi. Non basta udire, sentire, percepire una parola o un concetto e riportarlo. Credo che la parola percepita dall’operatore, in quanto vibrazione, vesta comunque la maschera che l’operatore le assegna. Bisognerebbe sempre cogliere, nelle reazioni dell’altro, la maschera che l’altra persona le ha messo, con il senso che l’altra persona attribuisce a quella parola ed è il lavoro più difficile e più sottile. Ho imparato che una lettura non è solo esprimere quello che abbiamo visto o quello che abbiamo percepito in quel preciso modo in cui ci si è presentato, ma deve avvenire una sorta di processo di trasmutazione delle parole, perché siano completamente utili per l’altra persona e arrivino al suo cuore. 

Non bisogna perdere il giusto stato di coscienza rischiando di creare un attrito che porterebbe ad una chiusura anziché ad una trasformazione. Chi riceve una lettura può vivere in una “zona di comfort” dalla quale fatica ad uscire.  Ho sperimentato che se viene condiviso qualcosa che nell’altro non risuona, è più difficile che la vibrazione agisca, perché chi riceve la lettura tende a pensare che sia stato letto qualcosa che non c’entra con lui. Il momento di condivisione può essere terreno di trasformazione della consapevolezza, può essere istante di comprensioni profonde, ma se si è sopraffatti da dolori accumulati nel corso del tempo, ci si può non sentire in grado di farcela e rifiutare di affrontare un’altra fatica. L’apertura credo possa avvenire se ci si sente accompagnati, compresi e sostenuti con amore.  

Un’esperienza simile l’ho vissuta durante una delle prime letture del tirocinio. Un’amica aveva dato un diverso significato ad un termine da me utilizzato con un’altra sfumatura. La vibrazione della parola che ho emesso in quel momento aveva il mio significato, non il suo. E questo ha creato in lei un attrito. Ho compreso allora l’importanza dello stare sempre connessi con l’altro a livello percettivo. Stare in uno stato meditativo: creare un annullamento di alcune parti di sé per diventare strumento che veicola unicamente qualcosa per l’altro. Mantenere sempre quella postura interiore che ci permette di rimanere per tutto il tempo della seduta sintonizzati su ogni reazione dell’altro alle nostre parole.

Quando mi sembra che questo sia più difficile? Nella mia esperienza di tirocinio ho constatato che una persona viene per donarsi un tempo per sé, per sentire qualcosa per sè, con l’aspettativa, a volte, di voltare pagina su alcuni aspetti. Per l’operatore può esserci il rischio di perdersi se la risonanza con l’interlocutore prende il sopravvento e chi riceve la lettura avverte la sensazione che l’operatore si stia identificando troppo e stia parlando di se stesso. Anche se sappiamo che non c’è separazione, dobbiamo stare attenti a rimanere con l’attenzione  divisa su noi a sull’altro. Cosa che avviene se si cerca di stare in continua percezione dell’altro anche in fase di condivisione. Questo per me è il tentativo che presuppone un ascolto sottile dell’altro e di me. Uscire dalla parola “stessa” e stare nell’intuizione, per comunicare la parola per l’altro.

Parole da usare come chiavi che aprono serrature di bauli al cui interno sono celati misteri. Misteri nel senso di emozioni, eventi, ruoli, atteggiamenti, che sfuggono alla comprensione conscia, generati in tempi e modi a noi non sempre accessibili e comprensibili.  Misteri della persona, profondi e nascosti perché scaturiti da meccanismi spesso inconsapevoli, evidenti dall’esterno, ma velati per la persona che li vive. Meccanismi inconsci diventati parti di sé.  La coscienza deve poterli prima riconoscere per poter generare una trasmutazione.

Un ultimo veloce accenno all’aspetto della comunicazione vorrei rivolgerlo alla fase che riguarda l’ascolto in seduta. Le parole che l’interlocutore utilizza con noi sono preziose per comprendere molti aspetti dell’altro: caratteristiche, schemi, condizionamenti culturali, pregiudizi, atteggiamenti, visioni della persona… Ci sono molti indizi di noi nelle parole che usiamo tutti i giorni delle quali, spesso, non ci rendiamo conto perché non vi prestiamo attenzione e nel corso dei tre anni ci hanno insegnato a cogliere tutte le sfumature ed a individuare parole chiave nei dialoghi per creare collegamenti.

 

Estratto dalla Tesi di Francesca Airoldi dal titolo "Educarsi alle Vibrazioni - nuove consapevolezze nate lungo il cammino". Francesca Airoldi si è diplomata alla Scuola di Lettura dell’Aura - Metodo Lecopea ©. www.letturadellaura.it

 

 

[1] Riccardo Tristano Tuis, “432 Hz- la rivoluzione musicale. L'accordatura aurea per intonare la musica alla biologia”, Battaglia Terme, Nexus Editore, 2010, p.14

 

[2] R. Steiner “L’essenza della musica suono”, Milano, Editrice Antroposofica Milano, 2014, pp.92-94

 

[3] R. Steiner “L’essenza della musica suono”, Milano, Editrice Antroposofica Milano, 2014, p.65

 

[4] www.leggeattrazione.org

 

[5]  www.usaleparolegiuste.it

 

[6] Riccardo Tristano Tuis, “432 Hz- la rivoluzione musicale. L'accordatura aurea per intonare la musica alla biologia”, Battaglia Terme, Nexus Editore, 2010, p. 64

 

[7] www.leggeattrazione.org

 

 

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