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- LA SORGENTE DEL SILENZIO -

"Il Principio Femminile e la Lettura dell’Aura - Metodo Lecopea" - Articolo di Loredana Calcinai - diplomata alla Scuola di Lettura dell'Aura

12/09/2017

L’ispirazione, la poesia, la tenerezza e la magia. Il farsi da parte, il prendersi cura e il ricevere attraverso il dono. Nella tenerezza e nella comprensione del più profondo sentire.

Nel corso  di questi tre anni di formazione alla Scuola di Lettura dell’Aura con il Metodo LECOPEA, creato da Anna Di Natale e Roberto Mantovani abbiamo imparato a conoscere e praticare  diversi “strumenti“, atti ad  allenare la sensitività, una qualità indispensabile per riuscire a praticare con successo una Lettura dell’Aura. La sensitività è presente in ognuno di noi, ma può accadere che, a causa di uno stile di vita che spesso ci conduce lontani dal nostro più intimo “sentire”, giaccia addormentata dentro di noi, che viva, ma inerme come una qualità del nostro essere Umani inutilizzata. Una qualità di cui però ci si può riappropriare in maniera molto semplice. Non ci sono prescelti, tutti siamo o possiamo essere sensitivi, si tratta solo di volerlo ed allenarsi, con costanza e pazienza utilizzando specifiche pratiche che ci ricordano e ci accordano di nuovo al nostro intimo “sentire”. Una volta che siamo di nuovo in grado di “sentire”, noi stessi possiamo essere in grado di “leggere” anche il nostro prossimo, cogliendo ed accogliendo il flusso di informazioni e intuizioni che già esistono e che possono essere utilizzati per vivere una vita più armoniosa e serena in accordo con la nostra vera Essenza. Praticare una Lettura dell’Aura con successo significa proprio questo, farsi da parte rimanendo in ascolto, in un’attenzione rilassata per accogliere quello che c’è. Uno degli strumenti indispensabili ad allenare e risvegliare la nostra sensitività è rappresentato dalla qualità del  Principio Femminile. Ri-tornare ad attingere da questa ancestrale energia, che fa parte di noi e che scorre in noi fin dai tempi dei tempi, attraverso il nostro DNA, la nostra più profonda memoria cellulare. Entrare nel Principio Femminile significa entrare  in una modalità passiva, farsi  da parte per creare lo spazio e il silenzio necessari ad accogliere e percepire attraverso la nostra sensibilità quello che c’e’ e che, di solito, presi dai nostri rumorosi processi mentali non riusciamo a “sentire”. Imparare ad accogliere quello che c’e’ attraverso un’osservazione passiva e distaccata è  quello di cui abbiamo  bisogno per “vedere” e trasformare alcune dinamiche. In questa visione  tutto è già  presente, compresa la risoluzione di eventuali dinamiche energetiche che ciclicamente appaiono nella nostra vita e ci possono creare degli squilibri e dei disagi anche a livello fisico. Attraverso la qualità del Principio Femminile possiamo attivare questa modalità e, nel farci  da parte, senza intervenire con la nostra personalità, accogliendo quello che c’è, permettiamo alla Vita di fare il suo corso lasciando che la guarigione accada. Il Principio Femminile e’ stato uno degli argomenti di studio di questa Scuola che maggiormente  ha  attratto la mia curiosità quando ho deciso di intraprendere questo percorso. E’ stato il mio tallone d’Achille, il mio limite e la sfida per compiere la trasformazione necessaria a farne il mio punto di forza, integrando ed armonizzando le mie “due parti“ illusoriamente separate. Mi sono dovuta impegnare per comprendere questo principio cosi distante dal mio vissuto  e non è stato facile perché ero abituata ad avere un atteggiamento molto maschile nel quale, per abitudine, mi trovavo a mio agio. Ma allo stesso tempo, dentro di me, sentivo che era proprio quello di cui avevo bisogno per comprendere e trasformare alcuni aspetti della mia vita di cui non ero pienamente soddisfatta e che ciclicamente mi causavano dei disagi. Sentivo come un richiamo verso qualcosa di cui però non conoscevo nulla. Attraverso il percorso formativo di questa Scuola ho avuto accesso ad una serie di informazioni e pratiche che mi hanno portato proprio dove non volevo andare, ma dove in realtà era necessario andare per compiere finalmente l’alchimia e trasmutare il piombo in oro. E così, con pazienza e disciplina, ho imparato a conoscere e a ri-conoscere questo prezioso alleato facendo  spazio ed integrando  questa preziosa parte di me, per utilizzarne i doni  e metterli a disposizione. E’ stato come imparare a suonare uno strumento musicale del quale non conoscevo nulla e con il quale non avevo nessuna “dimestichezza”, ma che sentivo fosse fondamentale per poter dare il mio contributo a questa sinfonia che chiamiamo Vita, portandovi armonia e completezza. Ma che cos’e’ questo Principio Femminile, da dove nasce e come ne abbiamo memoria dentro di noi e come possiamo sfruttarne le potenzialità? Per rispondere a queste domande è necessario fare un salto indietro all’interno della nostra storia di esseri umani. In tempi molto lontani, tempi che nella preistoria non si misurano in secoli, ma come millenni, l’energia femminile veniva considerata molto importante e le donne tenute in grande considerazione. Per quelle comunità che vivevano a stretto contatto con i ritmi della natura e in perfetta armonia con la natura stessa,  la donna era un grande mistero, vista con devozione e rispetto. Ciclicamente questo essere cosi delicato  perdeva sangue senza essere ferita e senza morire, ciò che oggi conosciamo come ciclo mestruale all’epoca veniva considerato qualcosa di inspiegabile. Nella donna si riteneva confluissero tutti i cicli della natura: luna, stagioni, maree che trovavano precisa corrispondenza nel ciclo mestruale, nella gravidanza, nel parto e nell’allattamento. Si riteneva che la donna fosse l’unica ad avere la proprietà di dare la vita: la partecipazione dell’uomo nella generazione di nuovi bambini venne probabilmente compresa solo in un secondo momento. In epoca preistorica si pensava che la donna producesse da sola i figli per partenogenesi. E proprio la capacità di generare la vita, assente nell’ uomo, la rendeva simile alla natura che genera continuamente nuovi alberi e frutti.

Le società a quei tempi erano pacifiche e agricole, incentrate sulla collaborazione e l’interconnessione, qualità del femminile. A questo periodo corrisponde il culto della Dea Madre, dove la Dea non è altro che l’esaltazione del Principio Femminile. Questa Dea è universale, non conosce distinzioni di etnie, né di luoghi. Non possiede testi scritti che parlano per lei, ma esistono dei ritrovamenti archeologici dove oggetti di uso quotidiano narrano di lei.

In diverse parti del mondo sono state ritrovate diverse statuette di figure femminili con seni enormi e fianchi generosi a rappresentare l’esaltazione della femminilità, l’abbondanza, la fertilità e il nutrimento. Queste statuette sono definite anche “Piccole Veneri” per le loro dimensioni ridotte che vanno da pochi centimetri fino ad arrivare ai 20 cm di altezza. Ci fu poi un cambiamento culturale lento e graduale, dove la donna e le peculiarità femminili vennero assoggettate alla dominazione dell’uomo, determinate dall’incursione di un gruppo di civiltà guerriere che invasero l’Europa e l’Asia, portandovi la propria cultura basata sull’ideologia maschile, sulla supremazia, cioè sul dominio sugli altri. Per queste nuove civiltà fu facile dominare le donne, esse erano più piccole, più deboli, e soprattutto limitate dall’accudire i bambini. Prima ancora dell’avvento delle tre religioni monoteiste, il processo di depotenziamento del femminile era in atto, la Dea diventa la  consorte di Dio o sua madre, un ruolo comunque subalterno. E ne troviamo testimonianza nelle culture di tutto il mondo. La Dea Madre, personificazione della ricchezza e della fertilità e dell’abbondanza della natura assume un ruolo subalterno, da potenza solare che dà la vit, diventa archetipo  lunare, simbolo dell’interiorità e timido riflesso del Sole. Rimane però la garante del potere del Dio uomo, quando la morte sembra distruggerlo.  E’ infatti la Dea, la donna, che si fa carico di resuscitarlo. Mito che troviamo in numerose e diverse culture. Ma anche se la donna e l’energia femminile, nel corso della storia degli esseri umani, è stata volontariamente depotenziata, le sue qualità sono rimaste intatte e giacciono intatte all’interno di ciascuno di noi. Infatti indipendentemente dal sesso, ognuno ha in sé il Principio Maschile e Femminile. Per creare la propria vita in maniera equilibrata, questi due aspetti devono essere in armonia. Nessun potere maschile è attivo se non è guidato dalla forza sacra dell’energia generativa femminile.

Dal Vangelo di San Tommaso: “Il Regno di Dio si aprirà solo a coloro nei quali si sono uniti il maschile e il femminile. Solo tramite tale unione l'Uomo diventa un compiuto.”

Il Principio Femminile riguarda l’interiorità, il focolare, la meditazione, la creatività, l’ispirazione, il ricevere. Esprimere il Principio Femminile significa avere la capacità di entrare in contatto con la parte più profonda di noi, quella parte che sa già tutto di noi. Significa lasciar fare, accedere a una modalità passiva a ciò che la vita ha in serbo per noi. E’ lasciar accadere il miracolo, la Vita stessa che tutto comprende e dove tutto è già compiuto. Nella mia personale esperienza, esprimere il Principio Femminile, ha rappresentato un nuovo modo di essere e di vivere la mia essenza, manifestando una nuova Vita. Esprimere il femminile è quel momento di lucidità racchiuso nell’intuizione veloce, è nell'ispirazione feconda di un’opera.  E’ avere accesso a qualcosa di sottile e profondo che ti scorre dentro, ti attraversa e si manifesta poi nella materia. E’ il grembo gravido di una donna o l'espressione di un artista che con le sue opere arriva a toccare le corde della nostra anima, è quella poesia che ci commuove. L’energia femminile si può spiegare anche attraverso l’osservazione di due bambini, un maschio e una femmina, che giocano in spiaggia. I giochi sono del bimbo più giovane che invita la bambina a giocare con lui. Lui ha molti giochi, ma non di tutti conosce l’uso, la bimba invece non ha nessun gioco, ma conosce i secchielli. Lei vorrebbe riempire d’acqua il secchiello per costruire un castello di sabbia, ma il bimbo non sa che lì dentro ci si può mettere l'acqua e, tutte le volte, che la bimba si allontana con il suo secchiello per andare a prendere l acqua del mare, si mette a strillare perché non capisce ed ha paura che lei glielo porti via. La bimba lo guarda un poco stupita, ma ogni volta  torna indietro e dà il secchiello al bimbo.  Poi esprime tutto il suo femminile. Guarda il secchiello e gli altri giochi sparsi del suo nuovo amico, prende una palla, la offre al bimbo e, mentre il bimbo gioca con la palla, corre verso il mare e riempie il secchiello di acqua. Poi torna dal bimbo e mostra il secchiello colmo d'acqua di mare. A questo punto il bimbo comprende cosa si può fare con il secchiello e con l’acqua e comprende che la bimba non voleva portargli via nulla, ma anzi fargli scoprire un nuovo modo di giocare. Così, poco dopo, quando lei va di corsa verso il mare a riempire il secchiello di acqua, la accoglie con gridolini di gioia ed insieme fanno un meraviglioso castello di sabbia. Avrebbe potuto prendere il secchiello con la forza e correre verso il mare, invece questa bimba ha espresso il suo femminile senza opporsi a quello che stava accadendo, senza reagire, trasformando ciò che voleva cambiare, creando qualcosa di piacevole per entrambi.

Tratto dalla Tesi di Loredana Calcinai dal titolo “Il Principio Femminile”.

Loredana Calcinai si è diplomata alla Scuola di Lettura dell’Aura - Metodo Lecopea ©.

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