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- LA SORGENTE DEL SILENZIO -

La Sensitività è Sinonimo di Consapevolezza???

19/07/2016

Ho un dolce ricordo nell’iniziare a scrivere questo articolo: una nonna materna, una presenza importante nella mia vita. Il ricordo di colei che, oltre ad essersi presa cura di me, mi ha mostrato un mondo magico, fatto di visioni, premonizioni, sogni rivelatori, storie di miracoli, di santi, di madonne, di streghe e di fantasmi. Un mondo fatto anche di natura, di erbe, di rituali e di ricette miracolose per ogni male. Solo con la comprensione di oggi apprezzo la sensitività e la sensibilità di mia nonna.

Il suo mondo, da una parte mi affascinava tremendamente, ma dall’altra c’era qualcosa che turbava la mia coscienza da bambina, dandomi senso di disagio. Non ho mai considerato speciale la mia sensitività, ma è stato per me, invece, fondamentale incontrare, fin da quando ero molto giovane, percorsi che mi hanno permesso di osservare e integrare molte dinamiche personali e relazionali. Questi percorsi mi hanno consentito di sgretolare diverse false credenze, mi hanno in qualche modo resa più autentica, sia nella mia espressione  che nella mia espansione, intesa quest’ultima come nudità di fronte alla vita. Ho scoperto, allenato e praticato, in tutti questi anni, l’osservazione e la non identificazione. E’ stato straordinario poter integrare al mio vivere e all’utilizzo della mia sensitività un vero percorso di consapevolezza.

Molte persone, oggi, vivono le esperienze, cosiddette paranormali, come manifestazioni spontanee, così come accadevano a me fin da piccola. Questo avviene per via di una condizione planetaria, dove ci sono diversi fattori, tra cui le frequenze terrestri che oscillano molto più velocemente e che stimolano la ghiandola pineale e tutti quegli organi percettivi che, nell’organismo umano, sono predisposti per essere canale di esperienze di espansione della coscienza. Vengono così risvegliate funzioni che abbassano i confini tra le diverse dimensioni.

Spesso queste amplificazioni vanno ad accelerare anche i processi di squilibrio. In questi casi può accadere che, pur avendo percezioni sottili, si possono proiettare su di esse le proprie paure e le proprie dinamiche da riequilibrare, a volte perfino trasformando questo tipo di esperienze in un incubo. Altre volte invece, questo sta diventando frequente, ci sono persone che hanno un risveglio dei propri sensi sottili, e si identificano con il percepire o con quelle che vengono chiamate capacità sensitive. Identificarsi con queste potenzialità vuol dire che il me di queste persone è convinto di essersi velocemente evoluto, di aver acquisito poteri speciali e superiori a quelli della media delle persone. Ecco che così nascono dei nuovi “Maestri”. Questa è assolutamente una falsa idea che allontana dal lavoro su di sé e sulla propria consapevolezza. Quando si risvegliano queste capacità è un po’ come aprire la valigetta degli attrezzi, niente di più e, con questo, non è mia intenzione sminuire, anzi intendo dare valore alle cose guardandole per quello che sono. Il risveglio della sensitività non ha quindi niente a che fare con l’illuminazione, il risveglio della coscienza, l’apertura del cuore. Il suggerimento è quindi quello di portare l’attenzione sul fatto di evitare di confondere lo strumento con quello che invece è un nuovo stato dell’essere. Sottolineando questo aspetto, su cui spesso mi imbatto, ho voluto ricordare, all’inizio di questo articolo, la sensitività di mia nonna. Faceva parte di una cultura popolare e veniva praticata in un contesto molto duale e impregnato di una buona dose di superstizione (paure), di inconsapevolezza nell’interpretazione, di un’esasperata ricerca di risposte a una vita a volte molto dura e poco confortevole. Ovviamente parlo di tempi recenti. Mentre le sacerdotesse delle diverse civiltà antiche ben conoscevano la distinzione ed eventualmente l’integrazione dello sviluppo della sensitività nei processi iniziatici.

Oggi, viste le caratteristiche di questi tempi, non ci sono più le poche cerchie d'iniziati di quei tempi antichi. Si assiste, infatti, agli innumerevoli e facili accessi da parte di tutti coloro che ne sono attratti, a percorsi di lavoro su di sé di ogni tipo. Il caos di oggi è forse il passaggio obbligato per far nascere una nuova umanità, più raffinata. Certo è che nella confusione è facile scambiare una cosa per un’altra. La sensitività non è sinonimo di consapevolezza e nemmeno di risveglio. E’ importante valutare questi dettagli. Ho fondato una Scuola, con Roberto Mantovani, per favorire lo sviluppo della sensitività e dell’intuizione. All’inizio, davo per scontato che il percorso che proponevo era un’integrazione tra l’imparare a gestire e l'utilizzare al meglio la sensitività, applicando l’osservazione di se stessi. Tutto ciò per iniziare a spogliarsi dei diversi schemi limitanti della personalità, per diventare sempre più neutrali, meno duali, favorire l’espansione del cuore e contagiare di guarigione spirituale questo mondo. Strada facendo mi sono accorta che questo aspetto andava puntualizzato e ben chiarito. Infatti, alcune persone venivano ai corsi solo perché attratti dalla parola “sensitività” e non erano per niente disposte a intraprendere un reale lavoro su di sé. La sensitività fine a se stessa è arida e non porta da nessuna parte, se non è completata dal significato spirituale di osservazione di se stessi e dall’apertura del cuore.

Quelli che ho descritto sopra sono i motivi per cui, nella nostra Scuola, trasmettiamo un metodo, il Metodo LECOPEA ©, basato sullo sviluppo dell’empatia, dell’osservazione, del lavoro su di se, per migliorare lo stato di presenza. Tutto questo per sviluppare una visione non duale applicata, dove s'impara a gestire la propria sensitività, per utilizzarla in maniera più concreta nella vita, lasciando che essa sia ciò che è realmente per sua intima natura: soltanto uno strumento.

 

Anna Di Natale

www.letturadellaura.it

Metodo LECOPEA ©

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