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- LA SORGENTE DEL SILENZIO -

Artefici del Cambiamento

16/04/2016

In ogni epoca storica sono state avanzate teorie su come funzionano il mondo e la vita, tutte supposizioni che possono essere certe oppure no. Gli esseri umani le hanno comunque accettate come verità, e dandole per scontate, si sono assoggettati a esse.

Il dubbio è rimasto appannaggio di pochi, alcuni dei quali sono stati canale di intuizione, apportando una spinta evolutiva che ha  determinato svolte fondamentali.

E se il mondo fosse soltanto un meccanismo automatico dove non possiamo trovare una risposta al significato della vita?

A un certo punto, come tante altre persone, mi sono chiesta perché continuo a ricreare sempre situazioni simili, nelle relazioni, nei contesti lavorativi, nei confronti della famiglia, è sempre lo stesso film che si ripete. Dopo aver cominciato un lavoro specifico di osservazione, che porto avanti da tempo, mi sono resa conto che centrava qualcosa con quello che vivo interiormente, con i miei pensieri, le emozioni che provo. L’osservazione mi ha permesso di scoprire pensieri ripetuti, di  autocommiserazione e di svalutazione verso me stessa, che hanno creato un imprinting nella mia personalità ed hanno delineato la mia modalità di relazionarmi e di pormi nei confronti del mondo. Addirittura mi sono accorta che alcuni miei pensieri si materializzavano nel mio corpo esprimendosi attraverso sintomi patologici.

E’ stata una vera benedizione scoprire che l’artefice di tutto questo sono io, è stata una forte spinta a rimboccarmi le maniche e ad andare avanti con determinazione nel lavoro di consapevolezza. Lo stimolo viene anche dal fatto che ho riscontri oggettivi di tutto ciò e la mia vita cambia in continuazione.

Ebbene sì, noi siamo in tutto e per tutto creatori della nostra realtà, siamo artisti che realizzano attimo dopo attimo un’opera d’arte ...

Esperimenti scientifici hanno dimostrato che se colleghiamo il cervello di una persona a una macchina tomografica, e le chiediamo di guardare un oggetto, alcune parti si illuminano; se poi le chiediamo di chiudere gli occhi e di pensare allo stesso oggetto, le stesse parti si illuminano. Allora gli scienziati si sono chiesti, chi vede l’oggetto, gli occhi o il cervello? Che cos'è la realtà?

Il cervello non distingue tra quello che vede nell'ambiente e quello che ricorda, perché in entrambe i casi, vengono attivate le stesse reti neuronali.

Il nostro cervello processa 400 miliardi d'informazioni al secondo, che vengono elaborate ed in parte eliminate, e di cui solo circa duemila rimangono nella coscienza.

La realtà viene creata da noi in un processo continuo che ha luogo nel nostro cervello; noi produciamo gli effetti della realtà e percepiamo qualcosa solo dopo che è stata riflessa dallo specchio della memoria.

La fisica quantistica ci insegna ancora che la materia e il pensiero sono strettamente correlati tra loro. Infatti, sia la materia, sia il pensiero sono costituiti entrambi da informazioni, e legati indissolubilmente da un linguaggio comune. Una matrice o “matrix”, che finalmente sempre più scienziati definiscono divina.

Da fonti autorevoli, si dice che i migliori e più famosi scienziati, provenienti da tutte le branche del sapere, durante i banchetti o le riunioni, oggi parlano di Dio!

Esaminiamo ora il funzionamento della mente … Formulare nuovi pensieri serve a sostituire gli schemi vecchi, che portano a realizzare situazioni di disagio, con schemi nuovi, adatti a conseguire una realtà più adeguata al soddisfacimento degli obiettivi dell’individuo. Questa tecnica, benché sia efficace, contiene in sé un limite. Quando l’individuo non mantiene una certa distanza dai propri pensieri, sufficiente per operare un’osservazione consapevole su di essi, accade che il pensiero positivo finisca coperto da una spessa massa di pensieri negativi.

Le cellule nervose del cervello si connettono tra di loro attraverso sottili ramificazioni e formano delle reti neuronali, dove sono archiviati pensieri e ricordi, organizzati secondo un sistema di memoria associativa.

Questo vuol dire che ogni pensiero può essere costruito in relazione a molti altri. Per esempio, un sentimento di amore, ad alcune persone può richiamare un’esperienza di delusione vissuta, ed essere associato a sofferenza, rabbia, dolore. Ciò accade perché, ogni informazione che prendiamo dal mondo esterno, viene interpretata in base a parametri creati da esperienze che abbiamo vissuto e a emozioni provate.

Se noi, ripetutamente formuliamo gli stessi pensieri, forniamo alle cellule nervose il carburante per stabilire tra di loro delle relazioni sempre più solide, creando gli schemi mentali di cui ho parlato prima e che poi danno forma a ciò che una persona vive quotidianamente.

Se noi invece ci rendiamo consapevoli di tale meccanismo e, tramite l’osservazione di questi pensieri negativi, riusciamo a creare una distanza tra l’osservatore (cioè noi) e i pensieri osservati, creiamo la situazione indispensabile per interrompere quei pensieri.

Noi concretamente operiamo una disconnessione, progressiva ed efficace, da una vecchia rete neuronale, per costruire una connessione a una nuova rete neuronale, che caratterizza il substrato biochimico per uno schema mentale diverso dal precedente, modificando così la risposta chimica del nostro corpo e, di conseguenza, l’ambiente circostante si adeguerà alla nuova realtà.

Una parte del nostro cervello, l’ipotalamo, elabora alcune importantissime sequenze proteiche, dei neurotrasmettitori, chiamati neuropeptidi o neurormoni, che producono gli stati emozionali.

Esse sono sostanze chimiche e ne esiste una per ogni tipo di emozione.

Grazie alla relazione integrata tra l’ipofisi e l’ipotalamo, che si svolge sia a livello anatomico sia funzionale, l’ipotalamo riversa i peptidi prodotti, relativi a una data emozione, nel sangue.

I peptidi raggiungono le diverse parti del corpo e reagiscono con le cellule, agganciandosi ai recettori che si trovano sulla superficie della membrana cellulare.

I recettori esterni alle cellule, ricevono informazioni e innescano una serie di processi biochimici che modificano la cellula.

Se i recettori vengono bombardati continuamente dagli stessi tipi di stimoli, possono degradarsi o venire distrutti; le cellule a loro volta, quando si rigenerano, daranno vita ad altre cellule con minor numero di recettori per quegli stessi neuropeptidi.

Allo stesso tempo però ci saranno meno recettori anche per gli elementi nutritivi, introdotti tramite il cibo ed elaborati durante la digestione, come le vitamine, i minerali e gli amminoacidi, che saranno quindi metabolizzati con più difficoltà dalle stesse cellule, rendendo inefficace lo scambio di fluidi e l’eliminazione di tossine.

Nell'invecchiamento, infatti, c’è una minore produzione di proteine, e il risultato è che la pelle perde elasticità; vengono prodotti meno enzimi, per cui si fa più fatica a digerire; i fluidi sinoviali sono proteine che diventano rigide e deboli; le ossa risultano meno dense.

Se noi usciamo dai centri associativi del nostro cervello, usciamo dall'identificazione con la nostra personalità.

Gli effetti di questo processo di auto-consapevolezza si vedono anche nel nostro corpo, oltre che nella realtà che creiamo intorno a noi. Ciò diventa importante quando vogliamo risalire alle cause delle manifestazioni sintomatiche con cui si manifesta la malattia ...

Se cambiamo dentro, cambiamo anche fuori, “come dentro così fuori “ - Ermete Trismegisto.

Se cambiamo le nostre idee, cambiano le nostre scelte, se cambiano le nostre scelte cambia la nostra vita. La vita diventa così un processo alchemico che favorisce le nostre trasmutazioni.

 

Tratto da “La Via Stretta - Malattia ed Evoluzione"

Autrice: Anna Di Natale

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