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- LA SORGENTE DEL SILENZIO -

Il Principio di Non - Località

04/04/2016

 

In più di un miliardo di anni, il codice genetico è stato l’unico seme che ha manifestato la vita, esprimendosi in una miriade di specie: vegetali e animali. Secondo tale spiegazione che ci danno i biologi, il DNA è immortale. La vita allora è un miracolo che si manifesta sempre e ovunque. Questo vuol dire che la vita ha una proprietà non-locale, come oggi la fisica afferma.

Quando ci guardiamo attraverso i cinque sensi, vediamo la nostra area locale d'influenza, d'interazione; vediamo tutto ciò con cui possiamo interagire. Ma tale area è limitata al corpo fisico e ai sensi sviluppati finora, oppure ampliata dalla tecnologia: aerei, cellulare, TV, computer, internet.

Per non-locale, s'intende invece tutto il resto, tutto quanto è al di fuori delle nostre percezioni. 

 

Entro gli anni 70, la meccanica quantistica, aveva convalidato il modello teorico delle connessioni non-locali, delle interazioni non-locali tra particelle subatomiche. Era stato dimostrato in laboratorio che protoni, elettroni, fotoni e perfino molecole grandi, erano in grado di interagire non localmente.

Nel 1986 il fisico francese Alain Aspect fa un esperimento, divenuto poi famoso nell'ambiente scientifico. Egli prende una coppia di particelle, che dopo essere state in contatto, vengono allontanate alla velocità della luce.

Una volta distanti, le due particelle interagiscono con le fluttuazioni del vuoto, che è pieno di particelle virtuali, ma non manifeste.

 

Queste fluttuazioni modificano lo spin di ogni particella. Preciso che lo spin è il numero atomico che determina la fase dell’onda quantizzata con cui vibra la materia.

Infatti, sebbene le particelle possano essere anche separate tra loro con distanze di anni luce, senza la possibilità di poter comunicare reciprocamente, ognuna di loro è informata istantaneamente di ciò che succede all’altra.

La relatività non credeva che si potesse superare la velocità della luce, mentre l’effetto istantaneo tra le due particelle distanti presume un segnale che viaggi a una velocità superiore a quella della luce.

Negli anni 90, la scienza arrivò alla conclusione che ciò era possibile, e non solo con le particelle, ma anche con gli esseri umani.

Con qualunque persona con cui interagiamo, oltre che comunicare attraverso i cinque sensi, possiamo creare una connessione non-locale. Infatti, il nostro cervello è in grado di attivare questa connessione con ogni persona, ogni luogo, ogni cosa, con accesso istantaneo e rapido. 

 

Lo studio dei buchi neri, tunnel o cunicoli spazio-temporali, di cui ormai diversi fisici parlano, ha arricchito le scoperte sulla possibilità di connessione istantanea tra punti distanti anni luce.

 

 

Albert Einstein: “Spazio e tempo non sono condizioni in cui viviamo, ma modi in cui pensiamo”.

 

Quando siamo convinti di essere separati da qualcuno o da qualcosa, è solo un’illusione poiché in realtà portiamo sempre tutto con noi. Questo per me è stato illuminante, perché mi ha donato la comprensione di alcune esperienze di percezione interiore personale, vissute con molta intensità.

 

Quando non viviamo più i confini illusori, dentro e fuori di noi, lasciamo che la vita fluisca con armonia e libertà, rimanendo connessi con la nostra più profonda natura.

 

Da “La Via Stretta - Malattia ed Evoluzione”

di Anna Di Natale

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