• Mariangela Trucco

"Leggere l’Aura ha un Significato Antico e Profondo" - Articolo di Mariangela Trucco - dip


Ho imparato a galleggiare nell’energia, nello spazio senza spazio che collega il mio sentire con quello degli altri e ci unisce. Nel suo significato più arcaico e originario “lègere” sembra derivare da una radice indoeuropea, che significa scegliere e raccogliere, mettere insieme dopo aver scelto: - Scegliere da cui legio = legione e legionari = reclute scelte; da cui eleggere, elettore; da cui diletto, cioè amato, scelto con amore. – Raccogliere, raccogliere per esempio i bastoncini dispersi su cui erano incise le rune nelle profezie; da cui intelligere, leggere dentro, cioè scegliere e raccogliere dentro di sé, comprendere, interpretare e mettere insieme il significato di “segni" particolari. Con l’avvento della scrittura “lègere” ha assunto un significato più circoscritto e mirato. Oggi “leggere” è “seguire con gli occhi i caratteri di una scrittura, intendendo il significato di parole e frasi.” È questa una definizione ormai entrata nel senso comune. Si legge qualcosa di predefinito, di confezionato, una pagina scritta esterna a noi, che si srotola riga dopo riga, seguendo in modo lineare un significato che si fa oggetto separato al di fuori di noi. Proprio in questo corso di “Lettura dell’aura”, esercizio dopo esercizio, incontro dopo incontro, lettura dopo lettura, ho sentito farsi strada gradualmente dentro di me il fascino di un’evoluzione a ritroso del termine leggere: da quello letterale di oggi fino a far emergere le radici di un suo significato più antico e profondo.

Leggere. Ricordo che all’inizio mi predisponevo alle prime letture dell’aura come un allievo di prima elementare si predispone a riconoscere, a volte indovinare, lettere e parole scritte sulla lavagna, rese visibili proprio lì, uguali per tutta la classe. Immancabilmente rimanevo delusa: non vedevo la lavagna, né tanto meno immagini o parole scritte uguali per tutti! Qualche volta appariva un guizzo, qualche bagliore luminoso, fugace e colorato, ma non ne comprendevo il significato. Ho scoperto poi che avevo fretta e aspettative fuorvianti. Per esempio cercavo di Vedere con gli occhi di tutti i giorni, cioè utilizzandoli come una macchina fotografica che mette a fuoco qualche immagine o segno! Per superare questi intoppi si sono rivelati utili almeno due fondamentali prerequisiti: - La meditazione che prepara e guida alla centratura e alla presenza. - L’ascolto del corpo, meravigliosa antenna, strumento di connessione col Tutto. “Durante la seduta l’operatore deve mettersi prima di tutto in contatto con se stesso e con il proprio corpo, perché per leggere l’aura di una persona bisogna leggere prima di tutto se stessi. Se non mi metto in contatto con me stesso è come se volessi telefonare a una persona senza comporre il numero; è fondamentale la connessione con il proprio corpo, che è un grande maestro. Conosco attraverso il corpo. Sento il mio corpo. Così inizio a radicarmi.” (Roberto e Anna) Affinando quindi la sensibilità e l’ascolto sul mio corpo, grazie anche agli esercizi di sviluppo delle percezioni sottili, ho sperimentato finalmente che per me, almeno per ora, è più facile “vedere” a occhi chiusi! Associate alle prime sensazioni fisiche, compaiono infatti immagini interiori di situazioni collegate, parole, frammenti di frasi, come nelle sequenze di un trailer cinematografico. Nelle brevi anteprime dei film le scene sono molto coinvolgenti, impregnate di emozioni intense e sfuggenti e io, leggendo l’aura, cominciavo a percepire scene sfuggenti nel mio schermo interiore, di cui però all’inizio non comprendevo quasi mai il significato, né l’utilità! Lentamente, grazie alla guida delicata dei maestri e al sostegno del gruppo, ho cominciato a seguire il filo dell’intuizione che collega le percezioni fisiche alle immagini emerse come boe in superficie e quest’ultime alle correnti d’energia emotiva che le sostengono e le smuovono dal fondo. Ho sempre associato questa modalità di ascolto interiore con l’abilità di assaporare un cibo gradito: portarlo in bocca, chiudere gli occhi, espirare lentamente dal naso per coglierne meglio il gusto piacevole, senza disperderlo. Ecco, “assaporo” l’energia emotiva che avvolge le percezioni fisiche e le immagini emerse come in quel momento di espirazione a occhi chiusi, che esalta il gusto, cioè il significato profondo, l’atmosfera, di quelle situazioni. Così mi è diventato sempre più chiaro che la nostra lettura dell’aura è proprio un’operazione di raccolta e scelta, nel senso più arcaico del termine: è “lettura” perché scegliamo e raccogliamo particolari o dettagli fra i tanti conservati nel fluido serbatoio di memorie energetiche che avvolge ogni vivente. Mi ricorda l’essenza del discernimento, quella capacità di osservare gli elementi a disposizione con l’attenzione e la sensibilità di coglierne le differenze sottili. Nel discernimento non si fa un confronto per separare, non ci si concentra su quello che è visivamente più evidente o consueto; nel discernimento si presta attenzione ai dettagli che spesso sono pregni di informazioni ed energie più profonde: l’osservazione è basata su un sentire che non separa, ma accogliendo distingue e unisce allo stesso tempo.

Anche qui non possono mancare presenza e centratura! Il punto è allenarsi a “raccogliere” con distacco, osservando quello che percepisco senza cadere nel mio coinvolgimento emotivo: ho la sensazione che solo l’esperienza ripetuta, l’allenamento e il costante lavoro su di sé ci aiutino a individuare sempre meglio il confine labile e sottile di quel precipizio! Quello che raccolgo nell’aura non può essere un significato pescato direttamente nel mio inconscio personale, né solo in quello del ricevente: in sede di lettura non siamo separati, siamo nello spazio intermedio dove soggetto e oggetto si incontrano, si con-fondono ed entrano in relazione profonda. Può sembrare assurdo, ma in qualche modo è come “fare esperienza incarnata” di fisica quantistica! La qualità dell’attenzione necessaria all’operatore in questo spazio intermedio è molto simile a quella sperimentata in ogni danza di coppia. Ogni danzatore si allena a distribuire la propria attenzione 50% su di sé e 50% sull’altro. Basta un piccolo spostamento di percentuale nell’attenzione e si perde fluidità e coordinazione. Invece il gioco è imparare a lasciarsi galleggiare, arrendersi con fiducia alla musica, al mare dell’energia condivisa e alle sue frequenze “mariane” : è la danza! Anche la lettura dell’aura è una danza sulle note delle leggi di risonanza, di attrazione, dello specchio e delle ottave.

Ricordo che nell’esercitazione delle prime letture a volte dicevamo convinte: “ho percepito questa sensazione che sicuramente non è mia!” Invece col tempo siamo diventate sempre più sensibili alle leggi dell’universo, riconoscendole meglio anche dentro di noi, oltre che nel quotidiano. Ogni lettura è stata occasione e stimolo per sperimentare le similitudini che viviamo a livello vibratorio. Percepiamo quelle vibrazioni proprio perché sono anche nostre, non sono solo dell’altro: hanno comunque a che fare anche con noi. Questo non vuol dire che viviamo la stessa situazione o che abbiamo lo stesso problema, ma che risuoniamo di vibrazioni e memorie simili, pur avendo ognuno storie, atteggiamenti e vissuti diversi. È la nostra parte intuitiva che ci consente di “sentire” le vibrazioni simili, quelle che ci risuonano dentro. Qui l’abitudine lineare, dividente e orizzontale della razionalità non ci è di aiuto, anzi ostacola la nostra con-prensione profonda, quella che sa prendere insieme, che sa unire. E ripetendo le letture con questa consapevolezza ben radicata diventa inutile e fuorviante chiedersi se un’emozione è mia o dell’altro: è una sensazione condivisa, è nostra, probabilmente unica, essendo ciascuno un frammento irripetibile comunque connesso con il Tutto. Ogni sensazione condivisa in situazione di lettura ci unisce e ci offre un’occasione di guarigione di quella parte di noi che ancora è rimasta aggrappata a qualche schema di pensiero, a qualche emozione viscerale o a tutte e due insieme. È occasione di cambiamento doppia: per l’operatore che ha scelto e raccolto nell’energia un frammento che risuona con qualche suo frammento; e lo è per chi riceve, che si arricchisce di un contatto amorevole, di uno sguardo nuovo e senza giudizio, verso un sentire ricorrente, preparandone la trasformazione. In questi casi ci si accorge che la guarigione non è scacciare via il disagio o mandare via la sofferenza: suo requisito necessario è l’osservazione senza giudizio che prepara l’incontro magico a tre, fra operatore, interlocutore e l’energia che fluisce. “L’atto stesso di osservare modifica l’oggetto osservato (dal postulato d'indeterminazione di Heisenberg, uno dei padri della fisica quantistica). Il guaritore non fa nulla, non deve fare nulla, in quanto ognuno di noi ha in se stesso, in modo innato, la capacità di attuare il processo di auto-guarigione. Lo scopo è diventare auto-consapevoli, in modo da alzare la vibrazione del proprio cuore, l'unico e fondamentale nostro centro.” (Anna e Roberto) Proviamo sofferenza quando creiamo una resistenza all’energia cosmica con la separazione, lo sguardo duale, il giudizio. Guarire quindi è accorgersi del nostro resistere, osservarlo, diventarne consapevoli, elevare, in modo sempre più stabile, la vibrazione del nostro rapporto con la vita. Lo sguardo accogliente del lettore dell’aura ci offre nuove opportunità per modificare ed elevare il nostro stesso sguardo. Il fatto di esercitarci nei tirocini di lettura dell’aura ha costituito un ulteriore valore aggiunto per la nostra formazione: all’inizio era per noi quasi sorprendente constatare come ciascuno di noi riuscisse a cogliere immagini, situazioni, emozioni diverse, a volte anche molto lontane fra loro. Questo ha radicato in noi un insegnamento che all’inizio poteva sembrare teorico e che poi è diventata esperienza ripetuta e diretta: nessuna delle tante vibrazioni raccolte è più giusta delle altre, è piuttosto una fra le tante possibili. Col passare del tempo poi, ci siamo accorte con altro stupore, che le situazioni e i particolari evidenziati da ciascuna di noi, pur essendo originali e diversi fra loro, si riconducono quasi sempre ad una stessa tendenza sotterranea, che viene in questo modo sviscerata da diverse angolazioni, da più punti di vista, da più livelli vibratori, rafforzando il messaggio comune che ne emerge. E’ come se ognuno osservasse da un laser multiplo che permette di vedere in profondità da diversi punti di vista, le componenti più intime solitamente invisibili di una stessa cellula.

Tratto dalla Tesi di Mariangela Trucco dal titolo “Emozioni e libere impressioni sulla mia esperienza di lettura dell’aura”.

Mariangela Trucco si è diplomata alla Scuola di Lettura dell’Aura - Metodo Lecopea ©.

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