• Anna DI Natale

Il Cibo e le Relazioni


Il cibo di cui ci nutriamo rimane esterno all’organismo finché, attraversando tutto il percorso digestivo, non viene scomposto in nutrienti e metabolizzato. Esso si relaziona dunque con ciò che incontra, cioè con il nostro corpo, le nostre emozioni, i nostri pensieri, la nostra vita spirituale, tutto il nostro vissuto. In tale relazione si verranno a creare così un certo tipo di interazioni anziché altre. Quella col cibo è una vera e propria relazione che parla e racconta come ci relazioniamo con noi stessi, con la vita e con gli altri.

Ecco perché è interessante nutrirsi con l’attenzione a tale relazione, con coscienza e presenza. E’, ad esempio, un buon esercizio, prima di iniziare e anche durante il pasto, portare attenzione al tragitto che ogni boccone percorre, dal momento della scelta, osservando tutte le sensazioni che ne scaturiscono a livello visivo, olfattivo e tattile, poi gustativo, quando in bocca inizia la masticazione. Porre attenzione alla masticazione è interessante perché, soffermandosi, si può osservare come le sostanze di un alimento cambiano sapore mentre si miscelano alla saliva e, a mano a mano che vengono elaborate dagli enzimi salivari, durante questa prima fase digestiva.

Il percorso poi continua in ambienti interni e che non sono più visibili, ma che possiamo percepire o immaginare, un laboratorio occulto che accoglie, si relaziona e trasmuta. Tutte queste funzioni vengono normalmente date per scontate e avvengono in maniera meccanica, ma quanto ci rendiamo conto se stiamo influenzando tale processo con le nostre assenze e identificazioni con i pensieri mentre mangiamo? Quando non ci sentiamo ben nutriti dagli alimenti che scegliamo, oppure intercorre con essi un’azione reattiva, che scatena poi disturbi organici, ci sono cause di altra natura da considerare, oltre che ovviamente curare a livello organico. Intervengono dunque una serie di fattori che determinano il modo in cui ci relazioniamo con il cibo. Proprio per questo abbiamo alcune preferenze anziché altre, nella scelta o nell'esclusione di tipologie di alimenti, ma anche nella scelta di forme, di colori e di tipi di sostanze in essi contenute.

Ad esempio, spesso, dopo un evento vissuto in maniera emotivamente forte, si può sviluppare intolleranza verso qualche alimento. Questo avviene anche se l’intolleranza rispecchia comunque un processo organico, dove c’è infiammazione, sovraccarico tossinico a livello tissutale, oppure carenze enzimatiche, tutte condizioni che causano reazione a determinati alimenti.

Possiamo associare emozioni e condizioni energetiche ad ogni alimento, per avere un parallelismo con ciò che una persona sta processando dentro di sé. Per fare questo è necessario osservare le caratteristiche intrinseche ed estrinseche di ogni alimento, quindi non solo forma, colore, odore, consistenza e tutto ciò che stimola i sensi, ma anche quali effetti hanno i suoi nutrienti sulla fisiologia sottile e non solo sul piano bio-chimico. Va poi anche considerato che cosa ogni alimento rappresenta simbolicamente, senza contare che ogni pianta di cui ci nutriamo ha una sua storia spirituale.

La lettura potrebbe essere molto approfondita. Come non è possibile separare il corpo fisico dagli altri corpi: emotivo, mentale, spirituale, così non si può considerare un alimento, di cui ci si vuole nutrire, da un punto di vista puramente bio-chimico. Senza contare il fatto che ogni alimento ha una sua radianza e una frequenza propria, che viene tradotta in livello di energia vitale, ma di questo ho già parlato in un precedente articolo. Inoltre esiste un simbolismo dei cibi anche nella psicologia e, per questo, rimando ad altri testi. Quello che intendo sottolineare, in questo articolo, è la relazione a cui la digestione e la metabolizzazione ci rimandano. Sottolineo inoltre l’importanza di rendersi più coscienti dei meccanismi che accadono nel nostro corpo, in modo da non esserne succubi, ma piuttosto partecipi attivamente.

Articolo di Anna Di Natale - Naturopata

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