• Silvia Baldocchi

Bagno nella Foresta

Aggiornato il: mar 21


Con il termine Biofilia, dal greco “amore per la vita” o “amore per il mondo vivente”, si intende l'idea che il contatto con la natura sia un'esigenza biologica imprescindibile per l'essere umano.

Il biologo americano E.O.Wilson nel 1984 avanzava la teoria che l'uomo ha conservato l'esigenza di mantenere una vicinanza con la natura in quanto la nostra specie ha trascorso la maggior parte della propria esistenza evolutiva in ambienti incontaminati.

L'uomo ha dunque imparato ad amare ciò che l'aiutava a sopravvivere ed ancora oggi è come se fossimo strutturati geneticamente per amare la natura. E' nel nostro DNA. E questo legame è importante per il nostro benessere psico-fisico, almeno quanto l'esercizio regolare ed una dieta sana.

Il verde della vegetazione, per istinto primordiale, ci rassicura: dove c’è verde c’è acqua, e dove c’è acqua possiamo trovare cibo. Proprio il colore verde è quello del quale l'uomo può distinguere il maggior numero di sfumature, centinaia di tonalità rispetto ad altri colori che si limitano a poche decine.

Al contrario quando il vivere quotidiano è permeato dall'assenza della natura e dal degrado dell'ambiente, sembra subentrare una perdita di empatia nei confronti degli ambienti naturali, con il conseguente, insieme ad altri fattori, personale aumento della tensione.

Il nostro organismo ha elaborato nel percorso evolutivo delle alterazioni fisiologiche per reagire a situazioni di emergenza. Nella vita quotidiana odierna questi processi sono continuamente innescati anche senza una reale minaccia di vita e questa stimolazione provoca, a cascata, innumerevoli conseguenze negative che investono la salute psico-fisica della persona. Quello che comunemente è chiamato “stress”. Addirittura l'OMS (l'Organizzazione Mondiale della Sanità) lo definisce come l'epidemia del ventesimo secolo.

I suoni della foresta, il profumo degli alberi, i raggi del sole che filtrano dalle foglie, l'aria fresca e pulita donano a tutti un senso di benessere, buonumore ed energia. Quel messaggio rigenerante del paesaggio naturale risiede già dentro in noi, nel riconoscimento di quel luogo che ci ha accolto per millenni. I ritmi della vita quotidiana riescono spesso a interrompere il richiamo della natura, ma è importante riscoprire l'importanza di questo legame.

In Giappone si pratica lo shinrin-yoku, “bagno nella foresta”: non è una forma di esercizio fisico o una escursione, ma consiste nel connettersi alla natura attraverso le sensazioni fisiche di tutti i cinque sensi, accordando i propri ritmi con quelli dell'ambiente.

Nel 1982 il Giappone ha varato un programma nazionale di salute pubblica basato sullo shinrin-yoku.

Il primo sito designato fu la foresta di Akasawa, definita una delle tre foreste più belle del Giappone che nel 2006 è stata dichiarata “luogo di terapia” dal Gruppo di studio sulla terapia forestale giapponese. Oltre ai sentieri c’è anche un centro terapeutico con una ambulatorio di medicina forestale, mediante il quale si può praticare lo shinrin-yoku sotto la guida di un esperto.

Oggi nell'intero paese ci sono sessantadue basi certificate, per ciascuna sono state dimostrate particolari proprietà benefiche, ed ogni anno tra i 2,5 e 5 milioni di persone percorrono i loro 4 sentieri.

Una vasta mole di dati raccolti dimostra che lo shinrin-yoku e in grado di:

• Ridurre la pressione sanguigna

• Alleviare lo stress

• Migliorare la salute cardiovascolare e metabolica

• Far calare i livelli di zucchero nel sangue

• Stimolare la concentrazione e la memoria

• Mitigare la depressione

• Alzare la soglia del dolore

• Infondere energia

• Potenziare il sistema immunitario

• Accrescere la produzione di proteine antitumorali

• Aiutare a perdere peso

Uno dei metodi per valutare l'efficienza del nostro sistema immunitario è osservare l'attività delle nostre cellule NK, cioè “Natural Killer”: un tipo di globuli bianchi che può aggredire e uccidere le cellule indesiderate, per esempio quelle tumorali o infettate da un virus.

I risultati hanno dimostrato che sia l'attività sia il numero di cellule killer aumentavano in modo netto a seguito dello shinrin-yoku. E tale effetto non dura un giorno o una settimana, ma addirittura un mese.

I SENSI NEL BOSCO:

OLFATTO

I nostri sensi svolgono un ruolo cruciale nel generare effetti terapeutici ed il più potente e probabilmente l'olfatto. Gli odori infatti hanno un effetto immediato sulla mente e nel corpo, influenzano l'umore ed il comportamento, sono legati alle emozioni e ai ricordi.

Appena si entra nell'odore del bosco viene naturale compiere dei profondi respiri per godere di quei profumi. I responsabili dell'odore avvolgente sono i monoterpeni prodotti da molte parti delle piante, i più forti sono quelli delle resine e degli oli essenziali.

Gli alberi rilasciano nell'aria sostanze, i fitocidi, per proteggersi da batteri, insetti e funghi e per comunicare tra loro. Anche nel terreno e contenuta una sostanza che inspiriamo camminando nella foresta e ci fa sentire più felici: è un batterio molto diffuso e innocuo, il Mycobacterium vaccae.

UDITO

Il suono delle foglie mosse dal vento, dello scorrere dell'acqua o del canto degli uccelli ci conduce sicuramente in uno stato di rilassamento. Il panorama sonoro del bosco ci aiuta a instaurare un legame con l'ambiente e con noi stessi. Nella foresta possiamo reimparare ad ascoltare ciò che siamo nati per sentire.

Non a caso gli esseri umani sono più sensibili ai suoni la cui frequenza e compresa tra i 2500 e i 3500 Hertz, esattamente il range sfruttato dagli uccelli.

Sono stati fatti dei test in cui i partecipanti dovevano svolgere una attività che richiedeva l'impiego di capacita cognitive durante l'ascolto di certi suoni. I risultati hanno dimostrato che quando ascoltavano suoni artificiali la loro attenzione era focalizzata verso l'interno, una condizione tipica di chi rimugina e si preoccupa. Quando invece ascoltavano suoni della natura rivolgevano l'attenzione verso l'esterno ed ottenevano risultati migliori nei test. Inoltre questi suoni placavano l'attività del sistema nervoso simpatico, responsabile delle risposte di lotta e fuga, e stimolavano quella del sistema parasimpatico, adibito a riposo e a recupero.

VISTA

Alcune delle ricerche più importanti sul modo in cui la contemplazione della natura può aiutare a guarire sono state condotte da Roger Ulrich, docente americano di architettura e progettazione sanitaria. Scoprì che i pazienti la cui stanza si affacciava sugli alberi guarivano prima di quelli che potevano guardare solo una spoglia parete. Questi ultimi avevano bisogno di più antidolorifici e restavano più a lungo in ospedale ed erano più depressi.

Quindi diventa ancora più eclatante quanto sia benedico e rivitalizzante camminare in un bosco osservando i colori ed i giochi di luce. Quando siamo in armonia con la natura possiamo iniziare a guarire.

TATTO

Il senso del tatto può essere stimolato toccando la corteccia degli alberi, immergendo le mani nell'acqua di un ruscello, camminando a piedi nudi sulla terra o gustando i frutti che la natura offre durante una passeggiata. Un senso che, abbinato agli altri, può aumentare la connessione con il bosco e il benessere che ne deriva.

Il potere rigenerante della natura proviene quindi dall'esperienza diretta attraverso i nostri cinque sensi, ma anche da altri aspetti che non sono consapevolmente captati da questi, ma da altre parti percettive del nostro corpo: la ionizzazione dell'aria e la biorisonanza.

IONIZZAZIONE:

“Per “ionizzazione dell'aria” si intende la quantità e la qualità delle particelle cariche elettricamente presenti nell'atmosfera. A livello del suolo, una cospicua parte degli ioni e generata dalla radioattività naturale, come il decadimento del radio a gas radon. Sopra gli oceani e in alta montagna intervengono come principali agenti ionizzanti anche la radiazione cosmica e l'irraggiamento ultravioletto del sole.

A questi fenomeni se ne affiancano molti altri che si distribuiscono in modo non uniforme sulla superficie del pianeta, quali temporali, fulmini, la frizione generata dal rapido spostamento di grandi masse d'aria, turbolenze atmosferiche, eruzioni vulcaniche, cascate e grandi corpi d'acqua in movimento o in collisione con le masse rocciose, presenza di oggetti puntiformi che funzionano da accumulatori di cariche, reazioni chimiche nell'ambito di processi fotosintetici dei tessuti vegetali ecc..

Caratteristica comune di questi fenomeni e la quantità di energia che spinge alcune molecole della miscela gassosa dell'aria a emettere un elettrone, il quale viene immediatamente attratto da un'altra molecola caricandola negativamente, ovvero formando uno ione negativo, mentre la molecola originaria diventa a sua volta uno ione positivo. Alcune particelle di vapore acqueo, ma anche altri atomi liberi dei gas atmosferici, si raggruppano subito intorno a questi ioni primari per formare i cosiddetti “piccoli ioni” dell'aria.

(…) Poiché la superficie terrestre è in prevalenza dotata di una carica negativa, essa tende a respingere i piccoli ioni negativi dell'aria, che cosi vengono allontanati rapidamente dal livello del suolo. Questo avviene in spazi sufficientemente aperti e in mancanza di una significativa copertura arborea del terreno. Viceversa, in ambienti naturali caratterizzati da una vegetazione molto sviluppata, in particolare di alberi e di arbusti, è stato osservato che prevalgono gli ioni negativi su quelli positivi. Non solo: anche la quantità complessiva di ioni è superiore nell'aria dei grandi complessi vegetali rispetto a quella delle zone antropizzate o comunque prive o quasi di vegetazione.” MARCO MENCAGLI - MARCO NERI, La terapia segreta degli alberi, Sperling & Kupfer, 2017, p.114.

Entrare in contatto e respirare questi ioni negativi genera benessere al nostro organismo, mentre la prevalenza di ioni positivi nell'aria accentua disturbi di umore, fragilità delle difese immunitarie, affaticamento fisico e mentale e chiaramente lo stress. Purtroppo gli spazi urbani o industriali molto inquinati sono poverissimi di piccoli ioni mentre per centinaia di migliaia di anni dell'evoluzione gli ioni negativi sono sempre risultati abbondanti e disponibili.

Questi ioni positivi vengono assorbiti dal corpo umano (80-85% attraverso la pelle, 20-15% attraverso la respirazione) e si trasformano per lo più in radicali liberi. Una buona pratica per migliorare la salubrità degli ambienti chiusi e aprire le finestre dopo un temporale o una pioggia intensa, quando l'atmosfera e più ricca di ioni negativi o concedersi una prolungata doccia.

Infatti dove ci sono masse di acqua in movimento c’è sempre ionizzazione negativa: la separazione degli elettroni dalle molecole d'acqua, che sono elettricamente neutre, produce tanto ioni positivi quanto ioni negativi. Ma mentre la maggior parte degli ioni negativi resta in sospensione nell'aria fino al momento della loro neutralizzazione, le particelle d'acqua cariche positivamente cadono rapidamente al suolo.

BIORISONANZA:

Gli effetti benefici dati dal contatto con gli alberi e piante non interessano solo la psiche ed il corpo fisico, ma coinvolgono anche le proprietà energetiche degli esseri viventi. L'elettromagnetismo infatti è una forma di energia che sostiene tutti i processi vitali e permette sia agli esseri umani sia alle piante di dialogare istantaneamente con il mondo che li circonda.

La biorisonanza è dunque una disciplina basata sulla teoria che ogni sostanza oscilla principalmente su una propria precisa frequenza. “Con questo presupposto il biologo Walter Kunner si è interessato a comprendere quali effetti produce sui viventi il fatto di essere immersi costantemente in una biosfera colma di segnali elettromagnetici su tutte le frequenze, di origine naturale ed artificiale, e capire come distinguere le informazioni utili o dannose che questi segnali ci offrono.

Secondo la sua esperienza applicativa, quella che convenzionalmente chiamiamo onda elettromagnetica è in realtà costituita da una coppia di spirali che avanzano nello spazio intrecciate tra loro, ruotando rispettivamente l'una verso destra e l'altra verso sinistra.” MARCO MENCAGLI - MARCO NERI, op. cit., p.139

Ogni pianta infatti è un'antenna che vibra ed emette segnali elettromagnetici a frequenze che sono in risonanza con i nostri organi. Esistono piante più o meno benefiche e altre che invece possono avere effetti addirittura disturbanti a livello energetico.

Per esempio il Tiglio emette segnali molto favorevoli per tutti gli organi, ma con intensità maggiori per il sistema nervoso, quello linfatico e le mucose. Il Faggio produce anch'esso effetti benefici generali, ma presenta le sue migliori affinità con organi differenti, per esempio prostata, ovaie, sistema cardiocircolatorio e intestino tenue.

Tra le piante europee studiate che si possono considerare molto benefiche ci sono: abete, acero, agrifoglio, alloro, betulla, bosso, camelia, carpino, castagno, cedro, ciliegio, corbezzolo, corniolo, faggio, frassino, ginkgo, ippocastano, leccio, magnolia, melo, melograno, mirto, olivo, olmo, palma, pino, platano, quercia, rosmarino, salice, sambuco, tiglio. Tra quelle che invece possiamo considerare più o meno disturbanti ci sono: cipresso, lagerstroemia, lauroceraso, noce, oleandro, tasso.

Entrare in contatto fisico con un albero provoca quindi una reazione misurabile nel nostro organismo e al tempo stesso manda all'albero le nostre informazioni biologiche. Di solito gli alberi sono molto favorevoli ad un tocco consapevole ed empatico, e talvolta manifestano addirittura preferenze di sesso: la Quercia, che anche nel mito e spesso considerata un albero maschile, risponde con più entusiasmo all'abbraccio di una donna, sulla quale è possibile misurare una reazione molto positiva su tutti gli organi. Quando l'albero viene abbracciato da un bambino reagisce con una sorprendente forza maestosa, espandendo nello spazio segnali di grande positività.

L'intensa reciprocità di queste interazioni è anche una prova di quanto siamo connessi in maniera circolare con la natura, e che l'apparente diversità tra mondo animale e vegetale nasconde in realtà relazioni invisibili, ma concrete.

Abbracciare frequentemente gli alberi può dunque essere considerata una pratica terapeutica e stimolante. Anche se indeboliti, questi continuano a essere generosi dispensatori di energie benefiche, purché non entrino in uno stato di grave sofferenza.

Di solito l'intensità dei campi elettromagnetici emessi da un albero produce effetti significativi misurabili sul corpo umano fino a 30-40 centimetri di distanza dal tronco, con un raggio di azione che dipende principalmente dalle dimensioni della pianta. In certi luoghi pero gli alberi possono modificare la qualità bioenergetica della biosfera e interagire con le persone fino a decine di metri di distanza.

Questo fenomeno accade frequentemente all'interno di boschi, parchi, giardini e in qualunque spazio alberato quando la pianta interagisce con alcune onde portanti naturali che funzionano da amplificatori energetici.

Negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso sempre Walter Kunnen e i fisici tedeschi Reinhard Shneider e Paul Schweitzer scoprirono tramite l'antenna Lecher che vi sono due onde portanti naturali fondamentali, intimamente legate alla nostra evoluzione: le grandi reti elettromagnetiche ortogonale e diagonale che come sottilissime lame attraversano in direzione verticale e un po' obliqua tutto lo spessore della biosfera seguendo due differenti direzioni, da ovest a est e da nord a sud. Esse “raccolgono” l'elettromagnetismo proveniente dal cosmo, dal sole e dall'ambiente terrestre diffondendolo lungo il loro percorso.

Quando un picco di uno dei campi generatori attraversa il tronco, l'albero riesce a modificare queste onde informandole con le sue specifiche proprietà energetiche. Il suo sviluppo geometrico non e circolare attorno all'albero, ma si estende nel verso di avanzamento del campo generatore acquisendo una caratteristica forma ellittica che si può espandere per decine di metri con le stesse caratteristiche fino a sfumare. Questa metamorfosi energetica è misurabile in un vasto spazio chiamato “area bioenergetica”.

In Sardegna c’è uno degli alberi più vecchi d'Europa, l'olivo selvatico di Luras (Sassari). Si stima che abbia oltre tremila anni, raggiunge un'altezza di 14 metri, mentre il tronco ha una circonferenza alla base di oltre 18 metri. La sua area di influenza bioenergetica, che si sviluppa fino a oltre 100 metri di distanza, riesce ad influenzare molti organi.

Il platano dei Cento bersaglieri a Caprino Veronese risale al 1370 ed è il più grande d'Italia con una circonferenza alla base del tronco di ben 15 metri. Ha una vastissima area bioenergetica che si estende verso est per oltre 80 metri. Anche qui i valori biologici sono estremamente favorevoli, in special modo per il sistema linfatico, pelle, sistema immunitario, intestino tenue e tiroide.

I campi elettromagnetici degli alberi riescono anche a proteggerci dall'elettrosmog, come quelli della telefonia mobile o le linee dell'alta tensione, senza tuttavia impedire a questi segnali di proseguire il loro percorso. In pratica l'area bioenergetica non funziona come uno scudo fisico, ma sovrasta qualitativamente i campi elettromagnetici disturbanti, impedendo all'organismo di risentirne.

E' molto probabile che all'origine delle più antiche tradizioni legate al culto dell'albero sacro ed al profondo rispetto verso alcuni maestosi esemplari vi fosse una sensibilità capace di cogliere questi campi elettromagnetici, interpretati come una forza misteriosa e perciò divina.

Venivano cosi associate alla pianta delle proprietà benefiche per l'organismo umano che oggi sono verificabili con le strumentazioni di biorisonanza. Per esempio il Frassino nella mitologia greca era consacrato a Poseidone, dio del mare, delle sorgenti e dei corsi d'acqua; l'analisi bioenergetica individua in questo albero una forte influenza benefica anche a livello di reni, vescica e sistema linfatico, organi che interessano i flussi di liquidi del corpo. Tutto questo non pare certo una casualità.

Il coinvolgimento viscerale ed emotivo vissuto dagli antichi verso gli alberi diventava trasmissibile attraverso il linguaggio del simbolo, del magico e del sacro. La pianta diventava lo strumento dell'operato di una o più divinità a cui l'albero e il bosco veniva dedicato.

“Tu non sai: ci sono betulle che di notte levano le loro radici,

e tu non crederesti mai che di notte gli alberi camminano o diventano sogni.

Pensa che in un albero c'è un violino d'amore.

Pensa che un albero canta e ride.

Pensa che un albero sta in un crepaccio e poi diventa vita.

Te l'ho già detto: i poeti non si redimono,

vanno lasciati volare tra gli alberi come usignoli pronti a morire.”

Alda Merini

Tratto dalla Tesi di Silvia Baldocchi dal titolo “ALBERI CHE CAMMINANO“.

Silvia Baldocchi si è diplomata alla Scuola di Lettura dell’Aura - Metodo Lecopea ©.

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