• Anna Di Natale

Re-Azione o Azione?


Quando tocchi un tasto del computer, avvii una funzione, quindi avviene una reazione meccanica. Quando qualcuno tocca un tasto in te, ti fermi a sentire l'attrito provocato oppure è più veloce la reazione meccanica? Quel fastidio che senti quando qualcuno ti dice o fa qualcosa che ti tocca, non piace a nessuno e, la tendenza è di coprirlo con una reazione, che essendo un automatismo, non è gestito volontariamente e coscientemente da te. Se ti fermi invece a osservare l'attrito, senza crogiolarti in esso, puoi vedere cosa si nasconde dietro di esso, forse delle paure o vecchie ferite o altro. Forse ti puoi accorgere allora che sono loro a comandare le tue reazioni e non tu. Questo non vuol dire che devi solo stare a guardare senza fare niente, anzi ti permette di non reagire come una macchina, ma di avere la lucidità di agire. Per alcune persone è troppo forte sentire quest'attrito e non ce la fanno, hanno bisogno di un aiuto. Da altre persone esso viene confuso come uno star male inaccettabile e non si mettono in discussione. Queste ultime è facile che siano convinte che le loro reazioni siano azioni e fuggono tutta la vita da se stesse. Quando accade che ti rendi presente alla tua condizione, puo' accadere che le tue reazioni diventano azioni.

Tutto questo ha sicuramente valore nella nostra vita quotidiana, ma ha un senso anche durante i percorsi che oggi vengono proposti nell'ambiente olistico. Per questo suggerisco una riflessione: i percorsi di lavoro su di sé, i percorsi di esoterismo e le vie spirituali, non possono soddisfare tutti i bisogni della personalità di un individuo, come ad esempio il sentirsi soli o il bisogno di sentirsi speciali. Essi servono per elevare una condizione e non partono di certo da un bisogno dell'ego. A volte, quando ci sono troppi bisogni, è più utile un percorso terapeutico, per accompagnare una persona a guardare i propri squilibri, in modo da poterli poi trasformare. Il primo passo è proprio quello di sviluppare l'umiltà di guardarsi. Guardare i propri limiti non vuol dire essere negativi, ma vedere la possibilità di espandersi. Il fatto di aver frequentato parecchi corsi di esoterismo non fa diventare maestri.

Anna Di Natale www.letturadellaura.it

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